[Reportage] euganeo, la neve che non t’aspetti, Venda 10 marzo 2004 con furore.

Articolo di MeteoLive riguardo al 10 marzo al grande nostro cono vulcanico, il venda.

Qui siamo comunque, sul viale lungo della strada militare del venda a 400 metri.

DOMENICA 7 MARZO – Era dal ’45 che non si vedeva una cosa del genere sui Colli Euganei! E cosa poteva accadere se queste perturbazioni invece di arrivare a marzo arrivavano a gennaio! Così dicono gli anziani del posto.
Non è raro vedere in inverno gli Euganei che si stagliano imbiancati all’orizzonte sulla circostante pianura anzi piuttosto frequente.
Particolari invece sono le copiose precipitazioni nevose che si ripetono a cadenze regolari in questi giorni e che hanno accumulato, sui vigneti e sui boschi di queste colline, uno spessore di neve di oltre un metro sino ad arrivare ad oltre 150 cm sulle zone al disopra dei 450 m.
Era veramente incredibile il paesaggio che si presentava a chi, domenica mattina a piedi (solo i trattori potevano avanzare sulle strade), saliva dalla circostante pianura sulle vie dei colli.
Nel giro di qualche cinquantina di metri di altitudine si passava da una neve fradicia e mista a pioggia ad una fitta nevicata di neve secca che si depositava da sabato pomeriggio, con la stessa intensità, sul manto di neve preesistente dalla scorsa settimana.
Alberi sradicati sotto il peso della neve e delle sferzate del vento e famiglie, senza energia elettrica, isolate nelle centinaia di abitazioni sparse per i versanti dei colli.
Questo in breve ciò che è accaduto in questo gruppo di colline che si eleva improvvisamente dalla pianura veneta.
Quando nevica non resisto alla tentazione di uscire sui miei colli e di inoltrarmi nei boschi magari sui versanti più alti e più esposti alle raffiche della bora che spesso soffia in queste occasioni portando l’aria secca e fredda dell’est.
È per me qualcosa di unico fermarmi ad ascoltare il rumore delle sferzate del vento sui rami nudi del bosco in veste invernale e, con lo sguardo rivolto verso l’alto, lasciarmi naufragare nelle onde delle chiome che sembrano danzare all’unisono.
In alcuni momenti, in occasione delle raffiche più forti, si ode una sorta di boato che si propaga in tutto il versante.
Altre volte si ode il suo rumore lontano ma, dove ci si trova, non soffia un alito di vento e allora mi fermo, quasi impaurito, ad aspettare (e a sperare) di essere investito dalla raffica.
Tutto questo con i fiocchi che sferzano il viso e che non riescono ad appoggiarsi sul terreno creando degli accumuli e delle dune degne della sabbia del deserto.
Alaska? Siberia? No, Colli Euganei!

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