Il destino è forgiato nel sangue nel silenzio e nell’ombra

Le poche nubi rimaste della vecchia stagione erano appena visibili all’orizzonte mentre una lieve brezza le accompagnava via verso est. Ciò che rimaneva era una nottata serena, un cielo sgombro tempestato di stelle illuminato da una splendida luna piena.
La succube non era mai riuscita a studiare con precisione l’astronomia di sosaria, mappare le sue stelle e le sue costellazioni, ma mentre sedeva sul comignolo del suo palazzo e scrutava le stelle sapeva dove cercare.
Un piccolo bagliore nel cielo che cercava di mimetizzarsi tra la marea di stelle che brillavano in quel cielo, lo Skyrigger dei Cosians.
Il Proavus a capo di quella spedizione era sotto inchiesta e non avrebbe potuto intervenire su sosaria, ma allo stesso modo era li vigile. Solo lui conosceva gli orrori del suo operato, quello che avrebbe potuto nascondere su questo mondo, e qualunque cosa fosse non avrebbe permesso a nessuno di svelare i suoi segreti.
No, questa volta sia da un lato che dall’altro i tecnocrati avevano le mani legate.

D’altrocanto Rose non aveva mai avuto bisogno di farsi dire come agire.
Era stata nobile per nascita, lo è ridiventata seguendo gli ordini, ma era semplicemente destinata a questo. Creata cresciuta ed educata per ispirare e guidare. Nessuno le aveva mai dato ruoli di comando per privilegio, i ruoli di comando le venivano affidati perchè era l’elemento migliore per prendersene carico.
Se ora chi un tempo la voleva al potere non aveva bisogno o non poteva servirsi di lei nulla le avrebbe impedito di prendere nuovamente le redini, questa volta di sua iniziativa.
Rose era sempre stata una viaggiatrice, per più di sei secoli non si era mai fermata, e il problema di chi viaggia continuamente è la mancanza di un luogo che si possa davvero chiamare casa.
L’unico posto che avrebbe chiamato casa era un luogo dove poteva chiamare a se anime affini e queste si le aveva trovate più volte.
Ci era voluto un pò per reclamare le sue antiche terre alla natura che aveva preso il sopravvento. Aveva lottato con bestie e con uomini per riottenerle, risvegliato antichi poteri e rispolverato segreti nascosti, ma alla fine aveva di nuovo Autàrchia tra le sue mani, o almeno un suo inizio.
Ma la riedificazione di Autàrchia non era che l’inizio.
L’underworld si era già esteso silenziosamente ben oltre alla risorta città, ben presto sarebbe sceso in campo un regno di eguale dignità e pari estensione dei domini di Order e Chaos, impossibile da ignorare.

La succube rientrò nel palazzo. Nella sala faceva bella mostra di se un trono scarlatto, dono di nozze ricevuto al suo matrimonio con Elinor.
Si mise una tunica e prese una maschera bianca, ormai antica ma perfettamente conservata.
Le venne alla mente la prima volta che indossò la maschera del signore delle ombre, ormai più di cinque secoli prima, nella penombra e nel silenzio di quella stanza vuota le stesse parole di allora sembravano uscire da sole dalla bocca di Rose.

In questa notte accetto e rivendico il titolo di signore delle ombre.
Giuro solennemente di prestare fedeltà all’Underworld e di volgere ogni mia azione alla sua grandezza.
Il mio destino è il suo destino, forgiato nel sangue nel silenzio e nell’ombra.
E non accetterò legge se non la nostra legge, non accetterò gloria se non la nostra gloria.
E non conoscerò razza, ne religione ne famiglia se non i miei fratelli nell’ombra.
Così, nei secoli dei secoli finchè l’abisso mi colga.

Baciò la maschera e la mise al volto.
L’underworld aveva di nuovo un signore delle ombre, ed era ufficialmente risorto.

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