Glossario della gravidanza.

A

Aborto: Interruzione della gravidanza entro il 180° giorno dall’inizio dell’ultima mestruazione. Il termine aborto si riferisce all’espulsione spontanea, o provocata, dell’embrione o del feto quando questo non è ancora in grado di sopravvivere fuori dall’utero, e vale a dire entro il sesto mese di gravidanza. Dopo tale data si parla di parto prematuro. Le cause dell’aborto spontaneo non sono sempre determinabili, ma le più comuni sono il mancato annodamento della blastocisti, uno sviluppo anomalo dell’embrione e l’impossibilità fisiologica della madre a portare avanti la gravidanza. Il primo e più importante sintomo della minaccia di aborto è la perdita di sangue dalla vagina. Se l’emorragia è accompagnata da forti dolori addominali, continui o ritmici, con espulsione di coaguli di sangue, l’aborto è in genere già avvenuto. In ogni caso occorre interpellare immediatamente un medico che valuterà la situazione. Si parla di aborto abituale quando la donna subisce tre o più aborti spontanei. Un aborto incompleto, invece, è quando, dopo un aborto spontaneo, rimane del tessuto all’interno dell’utero. In tal caso sarà necessario effettuare un raschiamento. Se una donna decide di interrompere la propria gravidanza (IVG, Interruzione Volontaria della Gravidanza), si effettua un aborto provocato entro le 12 settimane e 5 giorni di gestazione. Si effettua in ospedale, in modo anonimo e con l’appoggio di uno psicologo che valuta la reale consapevolezza della scelta fatta dalla donna riguardo questa gravidanza indesiderata o con complicanze. Se compaiono difficoltà oggettive, entro o dopo tale data, che possono mettere in pericolo sia la vita della madre sia del feto, si può effettuare un aborto che in questo caso prende il nome di aborto terapeutico.

Acidità: Uno dei sintomi più comuni, soprattutto nei primi mesi della gravidanza, provocato dall’iperacidità del succo gastrico con espulsione di gas (eruttazione) e di liquidi in piccole quantità, di sapore e odore acre, provenienti dallo stomaco.

Acido folico: Vitamina del gruppo B presente, sotto forma di sostanze chiamate folati, in numerosi alimenti di origine vegetale come i legumi, la frutta secca (noci, nocciole, mandorle), gli ortaggi (cavoli, barbabietole, asparagi, spinaci, verze…), i cereali integrati ed il lievito di birra. In gravidanza difficilmente si riesce a raggiungere il fabbisogno quotidiano e per questo motivo il ginecologo che ha in cura la futura mamma prescrive spesso integratori a base di tale sostanza. La sua insufficienza nell’alimentazione, infatti, può provocare malformazioni al feto (spina bifida). Sarebbe bene iniziare ad assumere acido folico anche quando si programma una gravidanza (qualche mese prima del concepimento) e continuare almeno fino al terzo mese di gestazione, perché il periodo di maggiore rischio per l’insorgenza della spina bifida sono proprio i primi tre mesi.

Agalattia: Nella madre, assenza assoluta di latte dopo il parto. Disturbo piuttosto raro; più frequente la ipogalattia.

Agopuntura: Metodo di preparazione al parto, basato sulla metodica della medicina tradizionale cinese per la quale il corpo è percorso da canali immaginari, chiamati meridiani, lungo i quali l’energia vitale scorre. Agire sui punti di tali meridiani che corrispondono ad una parte o ad una funzione dell’organismo, riequilibra l’energia donando benessere ad una sensazione d’armonia totale. L’inserimento di aghi sottilissimi in tali punti permette quindi di tenere sotto controllo varie funzioni, come anche la sensibilità al dolore.

Alfa-fetoproteina (AFP): Sostanza prodotta dal feto a mano a mano che cresce all’interno dell’utero materno. Tale sostanza, oltre che nel sangue del feto, è presente nel liquido amniotico e una piccola quantità finisce anche nel sangue materno. Se con un prelievo sanguigno della madre, si riscontra un livello troppo basso di questa sostanza, il feto potrebbe avere dei problemi (essere affetto da Sindrome di Down). Se invece si trovano nel sangue della madre quantità maggiori del normale di AFP, nel feto potrebbero essere presenti anomalie del tubo neurale. In tal caso il medico deciderà di procedere con altri esami di approfondimento (Bi-test, Tri-test, amniocentesi, etc).

Allattamento al seno: Tale modo di nutrire il piccolo presenta una serie di vantaggi, sia per la madre sia per il figlio. Il latte materno è l’alimento più adatto, bilanciato dal punto di vista nutritivo, protettivo per la crescita e lo sviluppo del neonato; infatti, contiene anticorpi (assenti nel latte vaccino o nelle preparazioni commerciali di latte artificiale) che proteggono il bambino contro molte infezioni, respiratorie e gastrointestinali. Inoltre l’allattamento al seno è sicuramente più rapido e pratico dell’allattamento artificiale con il biberon, e facilita la relazione tra la madre ed il bambino.

Allattamento artificiale: Somministrazione al neonato, mediante biberon, di latte, generalmente in polvere e non, e solo il pediatra può valutare quale sia più adatto al neonato. Tale tipo di allattamento è adottato quando la madre non può (mancanza di latte – agalattia e ipogalattia – motivi di salute o di lavoro…) o, più raramente, non vuole allattare. Nei casi in cui il latte materno sia insufficiente, si può ricorrere all’allattamento misto, in cui cioè si alternano poppate materne con pasti "artificiali" o si completa con un po’ di latte artificiale ogni poppata insufficiente.

Aminoacidi: Sostanze chimiche complesse costituenti l’elemento fondamentale delle proteine. Vengono fornite all’organismo con l’alimentazione e una volta digerite vengono scomposte nei loro aminoacidi fondamentali, i quali, ricomposti poi in combinazioni diverse, formano i tipi particolari di proteine richiesti dai tessuti. Nel caso specifico della gravidanza sono fondamentali per lo sviluppo dell’embrione e del feto.

Amniocentesi: Prelievo di liquido amniotico dal sacco amniotico. Il liquido viene esaminato per verificare se sono presenti imperfezioni genetiche. In anestesia locale, si introduce un lungo ago nella cavità amniotica attraverso la parete dell’addome, evitando di ledere la placenta ed il feto, la cui posizione è determinata da una ecografia che si fa contemporaneamente all’intervento. L’indicazione ad eseguire l’amniocentesi è presente in tutte le donne che hanno già partorito neonati affetti da difetti del tubo neurale, o da malattie metaboliche ereditarie, oltre che le donne incinte oltre il trentacinquesimo anno d’età, per diagnosticare la presenza di un’eventuale Sindrome di Down nel feto. Generalmente sono sufficienti 2-3 settimane di coltivazione in vitro del liquido prelevato per determinare il cariotipo fetale e un tempo maggiore per le analisi biochimiche o enzimatiche.

Amnionite: Alterazione infiammatoria del liquido amniotico, causata o da una infezione generale della mamma che si trasmette dal sangue attraverso la placenta o più frequentemente causata da una vaginosi non trattata. I batteri, passando dalla vagina nel collo dell’utero possono attraversare o rompere il sacco amniotico. In presenza di amnionite la temperatura corporea della donna può essere, per parecchie ore, normale ed il segno iniziale è la persistente tachicardia fetale (Aritmie). In caso di amnionite si deve somministrare una terapia antibiotica immediata e, se il feto ha già raggiunto un buon grado di maturità, espletare il parto nel più breve tempo possibile.

Amnioressi: Metodo per indurre il travaglio o per verificare la qualità del liquido amniotico, che consiste nella rottura artificiale delle membrane amniotiche. L’amnioressi, inoltre, permette una registrazione diretta della frequenza cardiaca fetale, mediante l’applicazione di un elettrodo sulla testa del piccolo, qualora il tracciato cardiotocografico indichi segni di sospetta sofferenza fetale. Per effettuare l’amnioressi, dopo un’esplorazione vaginale, il ginecologo aggancia le membrane con un lungo e sottile uncino di plastica, detto amniotomo, in modo da provocarne la rottura.

Amnioscopia: Questo esame consiste nell’introdurre, attraverso la vagina, un piccolo tubicino nel collo dell’utero e nell’illuminare, con un’apposita luce, le membrane per vedere in trasparenza il colore del liquido amniotico. Si esegue verso il termine della gravidanza ed è uno dei parametri per valutare lo stato di salute del bambino: se il liquido amniotico è limpido tutto procede bene, se invece si riscontrano tracce di meconio, valutabili dal colore verdognolo del liquido, il bambino potrebbe avere una sofferenza fetale.

Analgesici: Durante il travaglio, per alleviare il dolore delle contrazioni è possibile ricorrere a metodiche non invasive, farmacologiche o naturali. La petidina, ad esempio, è un analgesico simile alla morfina che viene somministrata per via intramuscolare oppure endovenosa. Anche se efficace ha, però, varie controindicazioni, come nausea, vomito e visione sfocata. Se somministrata nelle due ore precedenti al parto, inoltre, può creare problemi al neonato, come difficoltà di respiro e di movimento. L’inalazione di ossigeno e protossido d’azoto è un altro metodo per alleviare i dolori, ma non è efficace nel caso di contrazioni molto dolorose. In ogni caso non ha nessun tipo di effetto sul feto. E’ inoltre possibile ricorrere ad alcune tecniche di respirazione che favoriscono il rilassamento e riducono la risposta al dolore (training autogeno respiratorio). Tali tecniche, insieme ad altre meno convenzionali, come l’ipnosi o lo yoga, vengono generalmente insegnate alla futura mamma durante il corso di preparazione al parto, insieme anche a tecniche di ginnastica e postura, da utilizzare soprattutto durante il travaglio.

Analisi del sangue: Tali analisi andrebbero effettuate, possibilmente, prima della gravidanza, per valutare se l’aspirante mamma ha già sofferto di alcune malattie infettive che rappresentano un rischio per la gravidanza, se ha in corso problemi dovuti a carenze fisiologiche e se la coppia può trasmettere malattie (genetiche e non) al piccolo. Per tale motivo alcuni test sono riservati solo alla donna, mentre altri anche al partner.

Analisi delle urine: *Vedi Urinocoltura.

Anamnesi: Raccolta di notizie riguardanti i precedenti familiari, fisiologici e patologici del paziente.

Anemia: Alterazione del sangue, caratterizzata dalla diminuzione del numero dei globuli rossi, o dell’emoglobina (pigmento rosso del sangue) necessario al trasporto dell’ossigeno in esso contenuto. La persona che soffre di anemia è solitamente pallida, in special modo sulle labbra e sui palmi delle mani, con una sensazione di costante stanchezza e, a volte, con mancanza di appettito. L’anemia da carenza di ferro è la forma più comune, e si riscontra con maggior frequenza nelle donne, particolarmente durante la gravidanza, e nelle persone anziane. La talassemia, un’anemia tipica delle popolazioni mediterranee e l’anemia falciforme, invece, sono ereditarie e possono essere combattute durante la gravidanza con terapie specifiche.

Anemia da carenza di ferro: Anemia provocata da insufficienza di ferro nella dieta. Questa anemia, caratterizzata da globuli rossi più piccoli del normale, può essere combattuta aumentando nella dieta la quantità di alimenti contenenti ferro (vegetali a foglie verdi, fegato, carne magra, pane integrale, frutta, etc) integrando, dietro prescrizione medica, anche con l’assunzione di medicinali a base di ferro.

Anemia falciforme: Anemia caratterizzata dalla presenza di globuli rossi anomali che tendono a rompersi quando si trovano nei capillari, dove la tensione di ossigeno è bassa.

Anemia fisiologica in gravidanza: Anemia causata da un disequilibrio della quantità di plasma (parte liquida del sangue) e del numero delle cellule nel sangue, spesso dovuta ad una carenza di ferro nell’alimentazione che non riesce ad integrare quello utilizzato dall’organismo. Il sangue risulta "diluito" con una concentrazione minore di globuli rossi. Scompare dopo il parto.

Anemia mediterranea: *Vedi Talassemia.

Anestesia del nervo pudendo: Anestesia praticata in profondità, iniettando un anestetico locale sotto la parete della vagina, dove scorrono le ramificazioni del nervo pudendo.

Anestesia epidurale: Metodo per alleviare il dolore durante il parto. Consiste nell’iniettare un anestetico locale in corrispondenza del tratto lombare della colonna vertebrale, intorno al midollo spinale. Con essa si ottiene una desensibilizzazione della parte inferiore del corpo con conseguente scomparsa dei dolori. Agisce in circa quindici minuti e, anche se non fa avvertire i dolori, la donna si rende comunque conto di quando ha le contrazioni e può quindi partecipare attivamente al parto spingendo nel momento in cui sopravvengono le contrazioni utili all’espulsione.

Anestesia generale: Si effettua durante il parto cesareo, in quanto intervento chirurgico, per togliere sensibilità a tutto il corpo e poter procedere quindi con l’intervento. Non è comunque raro che in un cesareo programmato si effettui un epidurale in modo tale da rendere partecipe la donna all’evento.

Anestesia locale genitale: Anestesia praticata iniettando un anestetico locale sui genitali esterni (vagina e perineo) durante il parto.

Anestesia spinale: Iniezione di anestetico locale all’interno del canale spinale per alleviare il dolore durante il parto. La sua procedura è simile all’anestesia epidurale, ma il suo effetto anestetico è più rapido e duraturo.

Annidamento: Processo con il quale la blastocisti si annida nella mucosa uterina (endometrio) pronta per accoglierla. Normalmente l’annidamento avviene nella parte superiore del corpo dell’utero.

Anomalia fetale: Sviluppo anomalo del feto o malformazione fetale, spesso congenita, che non significa ereditaria ma semplicemente presente dalla nascita. Non tutte le anomalie congenite, infatti, sono ereditarie, e molte malattie ereditarie non sono evidenti alla nascita. Tra le possibili cause di anomalia fetale, oltre a riscontrate anomalie genetiche, una carenza di acido folico, assunzione do sostanze nocive (teratogene) ed infezioni contratte durante il primo trimestre di gravidanza.

Anticoagulante: Farmaco che diminuisce la capacità di coagulazione del sangue.

Anticolinergici: Sono quei farmaci usati nella cura di nausee e vomito per limitare gli impulsi nervosi e la secrezione dei succhi gastrici.

Aritmie: Disturbi del ritmo cardiaco a vari livelli di gravità. In gravidanza il tipo di aritmia più frequente è la tachicardia (aumento del numero dei battiti per minuto) dovuto al maggior lavoro che il cuore deve svolgere. In caso di sofferenza fetale ne può soffrire anche il feto.

Astensione dal lavoro: Una donna lavoratrice, che sta portando avanti una gravidanza, ha il diritto-dovere, per legge, di astenersi dalla sua attività due mesi prima della data presunta del parto e fino a tre mesi successivi alla nascita del bambino (astensione obbligatoria per maternità). Qualora sussistano patologie materne e/o fetali che rendono la gravidanza a rischio, il ginecologo può prescrivere un’astensione anticipata dal lavoro, da presentare e far convalidare dall’Ispettorato del Lavoro. Se il tipo di lavoro svolto dalla futura mamma è valutato pericoloso per le sue condizioni, la donna può chiedere di essere spostata ad altre mansioni (mantenendo livello e stipendio uguale nel caso la mansione fosse inferiore, e di avere un aumento nel caso le sia affidato un lavoro con maggiori responsabilità). Se non fosse possibile effettuare tale spostamento è diritto della donna ottenere un’astensione anticipata dal lavoro. Altro diritto della donna lavoratrice è l’astensione facoltativa dal lavoro, attuabile fino ad un massimo di sei mesi, anche frazionati, dopo l’astensione obbligatoria. A differenza dell’astensione obbligatoria, regolarmente retribuita, questa è retribuita in misura minore (il 30% circa della retribuzione normale). Inoltre, durante la gravidanza, la donna può usufruire di permessi retribuiti per effettuare esami prenatali, accertamenti clinici o visite mediche di controllo. Dopo il parto, e fino al compimento di un anno di età del bambino, la donna ha diritto, per allattare, a due riposi giornalieri retribuiti di un’ora ciascuna, anche cumulabili, in accordo con il datore di lavoro. Eventuali variazioni su tali trattamenti sono regolati dai contratti collettivi di categoria.

Attività Fetale: Movimenti del feto avvertibili dalla madre a partire, in genere, dal secondo trimestre di gravidanza.

Avitaminosi: Patologia dovuta a mancanza o a carenza di una o più vitamine, composti organici necessari, seppur in piccole quantità, per il mantenimento dei processi vitali. L’avitaminosi si può verificare per un’insufficiente assunzione di vitamine con l’alimentazione, per difettoso assorbimento delle stesse a livello intestinale, per aumentato fabbisogno vitaminico da parte dell’organismo, come si riscontra nelle donne incinte che non si alimentano in proporzione alle nuove esigenze del loro particolare stato.

Azotemia e creatininemia: Analisi atte a valutare la quantità nel sangue di azoto e creatinina (prodotti di rifiuti dell’organismo che devono essere filtrati dai reni). Durante la gravidanza, la loro presenza in quantità superiore alla norma indica un mal funzionamento dei reni, cioè una risposta non adeguata al lavoro di depurazione di una quantità maggiore di sangue.

B

Baby Blues: *Vedi Depressione post parto.

Bartolinite: Infiammazione della ghiandola di Bartolini, ghiandola situata a livello vulvare, nello spessore delle grandi labbra.

Bilirubina e transaminasi (analisi della bilirubina e transaminasi): Esami per valutare il funzionamento del fegato. Anche se non strettamente necessari in gravidanza, in quanto il fegato non è sollecitato direttamente, sarebbe bene fare tali esami per tenerlo sotto controllo. Il fegato è comunque molto importante per il normale funzionamento dell’organismo.

Biopsia: Tecnica chirurgica minore per rimuovere un campione di tessuto che viene quindi esaminato al microscopio.

Biopsia endometriale: Esame in cui viene prelevata, per essere esaminata al microscopio, una piccola quantità di endometrio, cioè del tessuto che riveste la cavità uterina.

Blenorragia: *Vedi Gonorrea.

Bradicardia: Rallentamento della frequenza delle pulsazioni cardiache. Si parla di bradicardia nel feto e nel neonato se le pulsazioni sono meno di 120 al minuto.

Braxton-Hicks (contrazioni di Braxton-Hicks): *Vedi Contrazioni uterine.

Bruciori di stomaco: *Vedi Pirosi.

C

Calo fisiologico del neonato: Il calo di peso, circa il 10% del peso alla nascita, è dovuto essenzialmente all’espulsione del meconio ed alla diversa alimentazione nei primi giorni di vita. Di solito, entro 5-10 giorni, si recupera tale perdita iniziando la sua normale crescita.

Canale del parto: Canale che attraversa il collo dell’utero: inizia in vagina con l’orificio uterino esterno e dopo due-tre centimetri termina, all’inizio della cavità endometriale, con l’orificio uterino interno. E’ il settore dell’utero che deve andare incontro alla dilatazione per permettere la discesa del feto.

Candida: Fungo che normalmente vive nel canale vaginale e la cui presenza in un’alta concentrazione può dare vita ad una patologia, detta micosi, con perdite biancastre evidenti e prurito. In gravidanza le vaginiti da candida non sono rare.

Capezzoli piatti o retratti: Anomalia anatomica che può dare difficoltà nell’allattamento al seno, risolvibile con appositi dispositivi "tira capezzoli", o con esercizi giornalieri effettuati con le dita sui capezzoli per aumentarne la sporgenza.

Cardiotocografia: Monitoraggio cardiaco fetale.

Cariotipo (esame del cariotipo): Lo studio del numero e delle caratteristiche morfologiche dei cromosomi, che può essere eseguito su tutti i tipi di cellule ma solitamente lo si esegue su alcune cellule del sangue (leucociti o globuli bianchi), quando si sospetta un’alterazione del corredo cromosomico. Il cariotipo, in specifico il patrimonio cromosomico (genoma), è depositario dei geni ereditari. Per eseguire il cariotipo fetale si prelevano le cellule o dal liquido amniotico (amniocentesi) o dai villi coriali (villocentesi) o dal sangue fetale recuperato dal cordone ombelicale (cordocentesi).

Cellule staminali: Elementi che sono i precursori indifferenziati (cioè i progenitori) dei globuli rossi, dei globuli bianchi e delle piastrine. Sono presenti nel midollo osseo e anche nel sangue del cordone ombelicale.

Cerchiaggio cervicale: Piccolo intervento chirurgico che può essere eseguito al, o dopo il, terzo mese di gravidanza quando il canale cervicale tende ad aprirsi (incontinenza cervicale) provocando un possibile aborto. Si usano, per eseguirlo, materiali sintetici non riassorbibili, che vengono rimossi solo poco prima del travaglio.

Cervice: *Vedi Collo dell’utero.

Cesareo: *Vedi Parto cesareo.

Cistite: Infezione della vescica, che si manifesta con dolore al basso ventre, stimolo frequente di urinare e bruciore mentre si urina. Favoriscono questo disturbo i cambiamenti ormonali che abbassano le difese dalle infezioni nelle vie urinarie e i cambiamenti fisici, generalmente tra il quinto e il sesto mese di gravidanza, dal momento che l’utero ingrossato preme sulla vescica.

Citomegalovirus: Il test per evidenziare la presenza del citomegalovirus (CMV) è molto importante in quanto esso è un agente microbiologico trasmettibile dalla madre portatrice sana al feto, oltre che attraverso la placenta anche al momento del parto con le secrezioni uterine; è uno dei virus che causa più frequenti problematiche sia durante la gravidanza che dopo il parto. Per tale motivo i controlli per l’infezione da tale virus, se riscontrato, sono periodici sulla madre durante la gravidanza e sul bambino durante i primi mesi di vita.

Clamidia: Infezione vaginale che si presenta con secrezioni atipiche e dolore nella parte basse dell’addome; a volte è asintomatica, si trasmette con i rapporti sessuali e può associarsi a rischio di gravidanza ectopica. Dopo averla diagnosticata con un test di laboratorio si cura con antibiotici; può causare aborti e parti prematuri e se non curata può contagiare il neonato durante il parto, causando infezioni oculari o polmoniti.

Clistere: Serve per liberare il retto dalle feci e in genere viene praticato di routine al momento del ricovero in ospedale per il parto. Durante le spinte del parto infatti, può accadere che lo sforzo determini anche l’evacuazione, fatto considerato normale dai medici ma che il solo pensiero imbarazza molto la donna incinta. Lo scopo del clistere è appunto quello di evitare l’evacuazione durante il periodo espulsivo, per non avere ostacoli alla progressione della presentazione fetale.

Cloasma gravidico: Pigmentazione cutanea a chiazze giallo scuro o brunastre, che compare solitamente sul viso delle donne in gravidanza. Tale colorazione si accentua con l’esposizione al sole e, nella maggior parte dei casi, scompare dopo il parto. Può comunque ripresentarsi durante l’assunzione di contraccettivi orali (pillola).

Cloasma gravidico: Pigmentazione cutanea a chiazze giallo scuro o brunastre, che compare solitamente sul viso delle donne in gravidanza. Tale colorazione si accentua con l’esposizione al sole e, nella maggior parte dei casi, scompare dopo il parto. Può comunque ripresentarsi durante l’assunzione di contraccettivi orali (pillola).

Colica: Contrazione della muscolatura liscia di un organo cavo, solitamente accompagnata da forti dolori. Spesso presente anche in gravidanza si distingue in: colica biliare, con dolori violenti nella zona superiore destra dell’addome, che si spostano posteriormente verso la spalla; colica renale localizzata nella regione lombare che s’irradia verso i genitali; colica intestinale dovuta a spasmi della parete intestinale; colica appendicolare che accompagna un attacco acuto di appendicite.

Collo dell’utero: Parte inferiore dell’utero, ovvero dell’organo cavo situato nella cavità pelvica femminile. Più piccolo della parte superiore dell’utero, detta corpo dell’utero, ha forma cilindrica e gli fa seguito, in basso, la vagina che lo collega con l’esterno.

Colposcopia: Esame visivo diretto della vagina e del collo dell’utero. Esame effettuato con opportuna strumentazione ottica (colposcopio) per valutare il collo dell’utero e le pareti vaginali, in particolare in seguito al riscontro di anomalie segnalate dal Pap-test.

Congedo di maternità: *Vedi Astensione dal lavoro.

Congestione nasale: E’ uno dei disturbi che possono manifestarsi durante la gravidanza. La gestante si sente il naso chiuso, a volte accompagnato anche da una sensazione di secchezza, e possono verificarsi delle piccole emorragie. E’ dovuto all’ispessimento di tutte le membrane del corpo (in questo caso di quelle delle mucose nasali) provocato dall’aumento di estrogeni. Il rimedio in genere consiste nell’inalazione di vapore (da un contenitore in cui sarà versata dell’acqua bollente) oppure nell’uso di una soluzione fisiologica per inumidire le narici.

Contrazioni uterine: Tecnicamente si tratta di un accorciamento attivo delle fibre muscolari uterine. Durante la gravidanza ci sono differenti tipi di contrazioni. Le prime a comparire sono degli isolati spasmi dell’utero che si manifestano in genere negli ultimi due mesi. A differenza dalle contrazioni che preparano al parto, sono meno dolorose e sono simili ai dolori mestruali. Tali contrazioni sono dette di Braxton-Hicks e vengono spesso chiamate false contrazioni, o addirittura falso travaglio, in quanto non efficaci per il parto. Tali contrazioni, però, sono utili e necessarie per preparare il collo dell’utero in attesa del travaglio. Le contrazioni irregolari che si presentano durante le due ultime settimane di gravidanza sono dette anche di abbassamento, in quanto grazie ad esse la parte finale dell’utero si abbassa. Le contrazioni del travaglio sono delle contrazioni ritmiche atte ad iniziare la fase di dilatazione del collo dell’utero. Vi sono poi le contrazioni del periodo espulsivo che permettono di far passare il feto lungo il canale del parto e le contrazioni di secondamento necessarie per il distacco e la fuoriuscita della placenta e dell’espulsione del cordone ombelicale. Infine ci sono le contrazioni post parto che bloccano la perdita di sangue dovuta al distacco della placenta.

Coombs (Test di Coombs): A questo test viene sottoposta solo l’aspirante mamma che all’analisi del gruppo sanguigno del fattore Rh è risultata possedere un Rh negative (Rh-) ovvero con assenza dell’anticorpo Rhesus nel sangue. Il test di Coombs serve a dosare la presenza nel suo sangue di anticorpi contro Rh positivo e a valutare indirettamente il rischio di "rigetto" di un feto con tale caratteristica nei globuli rossi.

Cordocentesi: Prelievo di un campione di sangue fetale dal cordone ombelicale. Si effettua sotto diretto controllo ecografico, a partire dalla fine del terzo mese sin quasi al termine della gravidanza. Il sangue prelevato viene sottoposto allo studio del cariotipo fetale e alla ricerca di segni di infezioni.

Cordone ombelicale: Struttura simile ad una fune che mette in collegamento la placenta all’addome del feto. Il cordone ombelicale, lungo in media 50 cm, è formato da due arterie ( che portano il sangue non ossigenato dal feto alla placenta) e da una vena (che porta il sangue ossigenato dalla placenta al feto). Questi tre vasi sanguigni sono circondati da una sostanza gelatinosa, detta gelatina di Wharton, a sua volta rivestita da una membrana. Il sangue del cordone ombelicale è ricco di cellule staminali che sono in grado di "colonizzare" il midollo osseo e riprodursi, dando origine a diversi elementi del sangue. In numerose strutture ospedaliere è possibile donare il proprio cordone ombelicale che sarà utilizzato nella cura di varie malattie del sangue come le leucemie, in sostituzione di un trapianto di midollo osseo (il tessuto contenuto all’interno di alcune ossa, deputato alla formazione delle cellule che compongono il nostro sangue).

Corion: Tessuto membranoso esterno che avvolge il feto mentre si sviluppa la placenta.

Corso di preparazione al parto: Corsi organizzati sia da strutture pubbliche (ospedali e consultori) sia da centri privati, e di solito sono suddivisi in una parte teorica ed una pratica. La parte teorica è gestita in genere da ginecologo, ostetrica, pediatra e puericultrice, che danno informazioni sugli argomenti di propria competenza, a partire dall’evoluzione della gravidanza fino alle prime cure prestate alla nascita del bambino e nei primi giorni dopo la nascita. Nella parte pratica, invece, si insegnano alla futura mamma le tecniche per affrontare nel modo più adatto le varie fasi del travaglio e del parto, aiutandola ad alleviare la tensione fisica ed emotiva. La tecnica più comune è il Training autogeno respiratorio, seguita da Yoga prenatale e Stretching, utilizzati in genere in vista di un parto attivo. Nei corsi forniti da centri privati ci si può sottoporre anche a sedute di agopuntura. In alcuni corsi, inoltre, è presente anche la figura della psicologo, importante per dar vita a discussioni e momenti di riflessioni sui vari aspetti della gravidanza e del parto. Anche il partner può partecipare a tali corsi, soprattutto se ha intenzione di entrare con la donna in sala parto.

Crampi: Sono molto comuni in gravidanza, e sono causati da un’assunzione non equilibrata di vitamina B6 e di alcuni minerali (magnesio, potassio, fosforo, calcio); si manifestano improvvisamente con forti dolori a gambe e piedi, in special modo durante la notte.

D

D.N.A.: Sigla dell’Acido Desossiribonucleico, contenuto nel nucleo, specificatamente dei cromosomi, di ogni cellula vivente. La molecola del D.N.A., a forma elicoidale, contiene un’enorme quantità di informazioni genetiche (caratteri ereditari) e le sue peculiarità sono responsabili delle caratteristiche specifiche di ogni individuo che questo riceve al momento della fecondazione e che lo rendono unico.

Depressione in gravidanza: I cambiamenti ormonali, che avvengono soprattutto nel primo trimestre di gravidanza, possono causare episodi di depressione con sensazioni di generale apatia e di sconforto. Tali sintomi sono in genere transitori, ma se dovessero sfociare in più marcati segnali di nervosismo e stanchezza, è bene chiedere l’aiuto di un medico o di uno psicoterapeuta. Anche se raramente, si può manifestare una paura eccessiva per il momento del parto con vere e proprie crisi di panico. Anche in questo caso l’intervento medico è fondamentale.

Depressione post parto: Condizione emotiva di tristezza, disorientamento e acuta malinconia che può cogliere le donne nei giorni successivi al parto. Sono molti i fattori che concorrono a rendere la neo mamma particolarmente fragile dal punto di vista emotivo: la paura della responsabilità, la debolezza fisica dovuta agli sforzi del travaglio e del parto, il mutato rapporto tra madre e figlio che da piena simbiosi passa ad un rapporto tra due individui ben distinti, etc..Nella maggioranza delle donne, comunque, questa condizione emotiva si risolve nelle settimane successive, soprattutto se possono contare sull’aiuto del partner e della famiglia. Per alcune, però, si protrae anche per alcuni mesi ed in tal caso è bene farlo presente al proprio medico.

Diabete gestazionale: Aumentata intolleranza agli zuccheri che si manifesta solo in gravidanza e porta l’organismo a non assimilare bene gli zuccheri, che si accumulano così nelle urine e nel sangue. Di solito il problema scompare dopo il parto. I sintomi sono aumento eccessivo di peso, sete intensa e stanchezza generale, e nel feto può verificarsi una crescita eccessiva e una quantità sopra la norma di liquido amniotico. Se si riscontra il diabete gestazionale è fondamentale per la donna seguire una dieta che l’aiuti il più possibile a mantenere nei valori standard la glicemia. Solo in alcuni casi è necessario ricorrere all’insulina. Le donne che soffrivano di diabete già prima della gravidanza possono avere anch’esse una gravidanza normale, sempre tenendo sotto stretto controllo la malattia, decidendo con il proprio medico il dosaggio dell’insulina.

Dilatazione dell’utero: Fase del travaglio in cui il collo dell’utero, grazie alle contrazioni, inizia a dilatarsi, passando da un diametro di 1 cm ad un diametro di 10 cm. Tale dilatazione permetterà poi al bambino di scendere lungo il canale del parto.

Displasia dell’anca: Difetto dell’articolazione dell’anca, per cui la testa del femore non risulta fissata saldamente nella cavità del bacino. Può dipendere dalla posizione che il bambino assumeva nell’utero (in particolare nei bambini che nascono con parto podalico), oppure dalla predisposizione familiare. La diagnosi oggi viene fatta precocemente, già al momento della nascita, con i controlli che vengono effettuati sul bambino o nei primi mesi di vita, mediante l’ecografia delle anche. Solitamente per correggere questo difetto viene usato un divaricatore (morbido oppure rigido) che aiuta le anche a restare aperte, permettendo comunque alle gambe di muoversi. Il difetto si risolve completamente nella quasi totalità dei casi.

Distacco di placenta: Emergenza ostetrica solitamente accompagnata da un’ abbondante emorragia. Si può verificare dal secondo o terzo trimestre della gravidanza e le donne con pressione alta sono le più colpite.

Distocia: Evoluzione anormale del parto, dovuta a vari fattori come la difficoltà dell’utero a contrarsi, la presentazione anomala del feto o anche il suo eccessivo peso (macrosomia), etc. Solitamente, in tali casi si procede con parto cesareo o con l’aiuto di ventosa o forcipe.

Duo-Test (anche detto Bi-Test): Esame atto a valutare il dosaggio nel sangue materno della beta-gonadotropina corionica (HCG) e della PAPP-A (una sostanza di origine placentare chiamata "Proteina A Associata alla Gravidanza", recentemente scoperta, la cui sigla è formata dalle iniziali del suo nome in lingua inglese) in associazione all’ecografia. Si esegue per individuare precocemente il rischio di Sindrome di Down nelle donne in cui, per l’età e la storia familiare, non è comunque indicato eseguire l’amniocentesi o il prelievo dei villi coriali (villocentesi), anche se la sua affidabilità non è totale. Ultimamente viene effettuato molto spesso al posto del Tri-test, in quanto esame effettuabile prima, già nel primo trimestre di gravidanza.

E

Eclampsia: Perdita improvvisa di coscienza, preceduta da attacchi convulsivi, che si manifesta nella donna nell’ultimo periodo di gravidanza, alla fine del parto o nelle prime ore del puerperio. Si verifica ormai raramente, grazie ai continui controlli a cui la donna è sottoposta, non appena viene diagnosticata la pre-eclampsia, da cui deriva.

Ecografia: Tecnica diagnostica ad ultrasoni che permette di visualizzare su un monitor la forma degli organi interni dell’organismo presi in esame. Durante la gravidanza, la sonda che viene passata sull’addome materno sul quale è stato spalmato un gel trasparente idrosolubile, permette di visualizzare tutte le caratteristiche fetali e placentari. Tale esame è innocuo ed indolore. Normalmente in gravidanza si effettuano tre ecografie, anche se logicamente, a discrezione del ginecologo curante, possono essere eseguiti altri accertamenti diagnostici tramite ulteriori ecografie: la prima nel primo trimestre ed è utile per datare la gravidanza, per individuare eventuali gravidanze extrauterine e le gravidanze gemellari; la seconda al quinto mese, spesso effettuata con maggiore accuratezza da medici con notevole esperienza ecografia (ecografia morfologica), per controllare ed individuare malformazioni nell’anatomia del feto; la terza al settimo mese, per controllare lo sviluppo del bambino e la quantità di liquido amniotico. Con l’ecografia è possibile valutare anche la translucenza nucale.

Edemi in gravidanza: L’edema è un accumulo anomalo di liquido nei tessuti, che provoca gonfiore e tumefazione. Può essere il risultato di un trauma, di una carenza nella dieta, o anche di allergia a determinati farmaci. L’edema più comune è quello delle caviglie, un disturbo non grave che può essere eliminato, molto spesso, con il semplice riposo. Durante la gravidanza, che comporta una notevole ritenzione idrica nei tessuti, un aumento di peso dell’organismo e variazioni ormonali, compaiono spesso degli edemi, oltre che sulle gambe anche sul viso. Vanno segnalati al proprio medico che li valuterà consigliando alla donna cosa fare.

Embrione: Sviluppo dell’ovocita fecondato dopo l’annidamento nell’utero. Il termine si usa per descrivere lo stadio iniziale di crescita fetale, fino alla ottava-nona settimana di gravidanza; dopo tale data si parla di feto.

Emorroidi: Piccole dilatazioni delle vene dell’ano, che diventano meno toniche. Le cause in gravidanza possono essere: i cambiamenti ormonali, la pressione dell’utero contro i vasi sanguigni nella zona pelvica (che causa un rallentamento del ritorno del sangue venoso al cuore), la stitichezza, poiché lo sforzo durante l’evacuazione peggiora la condizione delle vene dell’ano.

Empatia: Capacità di immedesimarsi nelle emozioni e nei pensieri di un’altra persona. La simbiosi che la futura mamma vive con il proprio piccolo, può darle, soprattutto nell’ultimo periodo della gravidanza, la sensazione di condividere con il proprio piccolo ogni azioni, pensiero ed emozione. Dopo il parto, la nostalgia di queste emozioni è in alcune donne molto forte.

Endometrio: Mucosa che riveste la cavità uterina.

Episiotomia: Incisione della zona perineale eseguita per evitare lacerazioni spontanee e più dolorose durante il parto. E’ più frequente nelle primipare perché l’elasticità vaginale è minore, ed è preferibile un’incisione netta ad una lacerazione a margini irregolari. La decisione viene presa dall’ostetrica, o dal ginecologo, solo nell’ultima parte del periodo espulsivo, dopo aver valutato le condizioni del perineo. Non appena la testa del bambino è visibile ed inizia a distendere i tessuti del perineo si valuta se è necessario praticare un taglio per evitare lacerazioni spontanee. Nella zona viene iniettato un anestetico locale e il taglio, eseguito al culmine di una contrazione, viene praticato partendo dalla parete posteriore della vagina. Se il taglio è verticale, dalla parete posteriore della vagina, fino in prossimità dell’ano, viene detta episiotomia mediana. Se il taglio è obliquo, dalla parete posteriore della vagina lateralmente all’ano, viene detta episiotomia mediolaterale.

Eritema palmare: Condizione transitoria nella quale il palmo delle mani della gestante si colora di rosso e si ha una sensazione di forte calore, dovuta ai vari cambiamenti che si verificano a livello circolatorio.

Esame emocromocitometrico: Analisi del sangue atta a controllare il numero dei globuli rossi, dei globuli bianchi e la quantità di emoglobina presenti nel sangue. Tale test serve per escludere un’eventuale anemia.

Esami preconcezionali: Controlli medici a cui la coppia deve sottoporsi prima di iniziare una gravidanza.

Estrogeni: Ormoni che in gravidanza provocano l’ingrossamento del seno e lo sviluppo delle ghiandole mammarie, e preparano la zona uterina e delle pelvi al travaglio e al parto, rilassando i tessuti e sviluppando la muscolatura della zona.

Età gestazionale: Il periodo che intercorre dal primo giorno dell’ultima mestruazione al momento del parto.

Eterozigoti: *Vedi Gemelli.

F

Fattore Rhesus: I gruppi sanguigni sono delle classi di suddivisione del sangue secondo certe caratteristiche genetiche dei globuli rossi, ovvero dal tipo di sostanze, chiamate A, B, 0, presenti sulle loro superfici. Il fattore Rh è un’altra caratteristica dei globuli rossi, presente (Rh+) o assente (Rh-). Queste sostanze se introdotte in un organismo in cui non sono presenti provocano una grave reazione di incompatibilità. Non vi è incompatibilità quando il padre e la madre hanno lo stesso fattore Rhesus, ma se la madre è Rh negativo e il padre Rhesus positivo, il bambino, secondo le leggi d’ereditarietà, potrà essere Rh+ come il padre. Di solito, durante la gravidanza, non vi è passaggio di sangue del bambino nella circolazione della madre, cosa che invece può avvenire durante il parto. A quel punto, vengono fabbricati anticorpi materni, ed è quindi nelle gravidanze successive che può presentarsi un problema: se il bambino è Rh+, gli anticorpi ancora presenti nel sangue della madre attraverseranno la barriera rappresentata dalla placenta per distruggere i globuli rossi del bambino, provocando così la malattia emolitica. E’ necessario valutare la presenza degli anticorpi antiRh+ nella gestante con Rh- con un’analisi specifica detta Test di Coombs. Per evitare che questa reazione di incompatibilità si presenti in una seconda gravidanza è sufficiente, entro 72 ore dalla nascita di un bambino Rh+ da madre Rh-, praticare alla mamma un’iniezione che blocca la formazione degli anticorpi antiRh+.

Fenilchetonuria: Raro difetto metabolico congenito che si presenta nel bambino dopo alcuni giorni dalla nascita. Se la fenilchetonuria non viene diagnosticata subito dopo la nascita, non sottoponendo il piccolo al Test di Guhtrie, il neonato che ne è affetto accumula in quantità eccessiva una particolare sostanza, la fenilalanina, derivante da proteine alimentari, che causa, dopo alcuni mesi, un ritardo mentale irreversibile.

Feto: Termine per indicare il bambino dal terzo mese (nona settimana) successivo al concepimento fino al momento del parto.

Fetoscopia: Tecnica per la diagnosi prenatale dei difetti congeniti del feto, che si effettua per visualizzare in modo più chiaro eventuali malformazioni o anomalie non individuate con chiarezza con l’ecografia. E’ un vero e proprio intervento chirurgico, effettuato in anestesia generale e guidato da un’ecografia che individuerà l’esatta posizione del feto all’interno del sacco amniotico, e consiste nell’eseguire una piccola incisione sull’addome della gestante attraverso la quale viene introdotto un piccolo tubicino rigido collegato ad un sistema di fibre ottiche che permette di osservare direttamente la parte del feto che si sospetta essere malformata. Attraverso il tubicino è anche possibile introdurre un sottile ago per prelevare un campione della cute fetali per eseguire analisi più approfondite.

Fibrosi Cistica: Raro difetto metabolico, diagnosticabile con il Test di Guhtrie dopo alcuni giorni dalla nascita del bambino, che causa ripetute infezioni polmonari e malnutrizione. Con una trattamento ad hoc è possibile prevenire danni molto gravi.

Flussimetria: Esame eseguito durante una normale ecografia, che fornisce ulteriori elementi per valutare lo stato di benessere fetale. Viene effettuato di routine alle donne con ipertensione, diabete, che hanno avuto precedenti aborti spontanei o nel caso di una crescita insufficiente del feto. Tale esame misura i flussi del sangue nel cordone ombelicale e nell’arteria uterina, consentendo di verificare che il sangue giunga normalmente alla placenta nutrendo a sufficienza il feto.

Forcipe: Strumento a forma di pinza che consente di estrarre il bambino dal canale del parto in caso di parto difficoltoso.

Fumo in gravidanza: E’ ormai provato che il fumo, anche quello passivo, provoca disturbi circolatori e respiratori, e specialmente in gravidanza è fondamentale smettere di fumare per evitare che gli effetti della nicotina giungano al feto. Tra i tanti effetti negativi del fumo in gravidanza, uno dei più comuni è il cattivo funzionamento della placenta, che non riesce a dare il giusto apporto di nutrienti e d’ossigeno al feto, con conseguenti anomalie fetali, di vario grado secondo la nicotina assorbita. In genere le famose nausee, associate a sapori ed odori forti, aiutano la futura mamma a smettere di fumare. Se così non fosse si consiglia di disabituarsi gradatamente ma in modo costante, ed eventualmente di farsi aiutare da tecniche come l’ipnosi o l’agopuntura.

Funicolocentesi: *Vedi Cordocentesi.Cordoce ntesi: Prelievo di un campione di sangue fetale dal cordone ombelicale. Si effettua sotto diretto controllo ecografico, a partire dalla fine del terzo mese sin quasi al termine della gravidanza. Il sangue prelevato viene sottoposto allo studio del cariotipo fetale e alla ricerca di segni di infezioni.

G

Gemelli: Sono due feti sviluppatisi contemporaneamente e partoriti dopo breve tempo l’uno dall’altro. Si distinguono gemelli mono-ovulari (monozigoti), derivati da un unico uovo e da un unico spermatozoo (identici dal punto di vista ereditario: identico patrimonio cromosomico, medesimo sesso) e gemelli bi-ovulari (eterozigoti), che sono i più frequenti e derivano da due uova fecondate da due spermatozoi (diversa ereditarietà: differente patrimonio cromosomico, e possono essere anche di sesso differente). Nel caso di gemelli eterozigoti, gli ovociti fecondati possono annidarsi nello stesso punto e quindi le loro placente formeranno un’unica massa, oppure, la cosa più frequente, annidarsi in due punti distinti, con lo sviluppo di due placente nettamente divise. Nel caso dei veri gemelli, i monozigoti, ci sono tre possibilità: se la divisione dell’ovocita fecondato avviene alla prima divisione cellulare, i due gemelli si annidano separatamente creando due placente divise; se invece la divisione accade nel momento della formazione della morula, i due gemelli avranno la placenta in comune ma svilupperanno un sacco amniotico per uno; infine, nel caso la divisioneavvenisse più tardi, avranno la placenta in comune e si svilupperanno nella stesso sacco amniotico, dando vita, a volte, ai cosiddetti gemelli siamesi uniti da parti del corpo in comune.

Gengivite: Uno dei disturbi che possono presentarsi durante la gravidanza: le gengive si infiammano, arrivando a volte anche a sanguinare. Come avviene per le membrane delle mucose nasali, le gengive si infiammano a causa degli ormoni. Meglio tenerle sotto controllo con delle visite dal dentista che può anche prescrivere un antinfiammatorio.

Gestosi: *Vedi Pre-eclampsia.
Pre-eclampsia: Definita anche ipertensione gravidica o gestosi, è un disturbo che si manifesta con aumento della pressione, gonfiori diffusi alle mani, al viso, alle gambe per ritenzione idrica, presenza della proteina albumina nelle urine (segno di una disfunzione renale). Questo disturbo non è molto diffuso e colpisce le donne che già soffrivano di ipertensione prima della gravidanza, le obese, le diabetiche, le forti fumatrici, le donne in attesa di gemelli, le donne che hanno meno di 20 anni o più di 40 anni e sono alla prima gravidanza. Questo disturbo non va trascurato poiché può essere pericoloso anche per il bambino, ed il rischio maggiore è che possa evolversi in eclampsia. Si può diagnosticare attraverso l’esame delle urine che controlla i valori dell’albumina.

Glicemia: Analisi atta a misurare la concentrazione di glucosio nel sangue. Il glucosio, uno zucchero che funge da fonte di energia immediata all’organismo, in parte è presente nel sangue, e in parte viene immagazzinato per entrare in circolo alla prima necessità. Se quest’equilibrio viene a mancare, e la quantità di zucchero nel sangue è superiore alla norma

Glicemia: Analisi atta a misurare la concentrazione di glucosio nel sangue. Il glucosio, uno zucchero che funge da fonte di energia immediata all’organismo, in parte è presente nel sangue, e in parte viene immagazzinato per entrare in circolo alla prima necessità. Se quest’equilibrio viene a mancare, e la quantità di zucchero nel sangue è superiore alla norma, l’organismo ne è intossicato. In gravidanza è fondamentale tenere sotto controllo il livello glicemico nel sangue per diagnosticare per tempo un eventuale diabete gestazionale.

Gonorrea: Infezione vaginale che si manifesta con dolori nella parte bassa dell’addome; si trasmette con i rapporti sessuali e, se non curata adeguatamente, può dare luogo ad una malattia infiammatoria e a problemi di sterilità. Il trattamento è effettuato con antibiotici, anche per l’uomo; il contagio non avviene nell’utero ma può avvenire durante il parto, provocando una seria congiuntivite.

Gravidanza a rischio: Gravidanza che per condizioni particolari ha bisogno di specifici e più frequenti controlli prenatali, per prevenire e ridurre al minimo possibili complicazioni prima, durante e dopo il parto, che possono causare danni alla donna o al bambino. Sono considerate gravidanze a rischio quelle portate avanti da donne con patologie croniche, come il diabete o l’epilessia, o da patologie manifestatesi in gravidanza, o causate dalla gravidanza, come la pre-eclampsia. Anche la gravidanza gemellare può essere a rischio, soprattutto se si riscontra una marcata differenza nello sviluppo dei due feti o se uno dei due dovesse cessare di vivere.

Gravidanza ectopica: Si verifica quando l’embrione si impianta in una sede anomala. Pregresse infezioni pelviche da clamidia possono facilitarne la comparsa.

Gravidanza extrauterina: Gravidanza in cui l’annidamento della blastocisti ed il suo successivo sviluppo avviene al di fuori dell’utero, condizione incompatibile con il proseguimento della gravidanza, e che richiede un intervento chirurgico per rimuovere l’embrione e i suoi annessi, e a volte anche dell’organo in cui si è impiantato. Di solito l’annidamento avviene in una delle due Tube di Falloppio (gravidanza tubarica), più raramente nell’ovaio (gravidanza ovarica). La gravidanza extrauterina, nelle prime settimane non sempre è facile da diagnosticare, ma un’emorragia di colorito marrone dalla vagina e forti dolori all’addome, possono esserne dei sintomi, che l’ecografia confermerà o no.

Gravidanza immaginaria o isterica: Condizione psicosomatica nella quale la donna, pur non avendo una gravidanza in corso, ha delle modificazioni corporee come se la avesse: blocco delle mestruazioni, ingrossamento delle mammelle, aumento di volume dell’addome…La donna, inoltre, è convinta di essere incinta e rimane incredula di fronte al test di gravidanza negativo e all’ecografia che mette in evidenza un utero non gravido. L’intervento di uno psicoterapeuta è fondamentale per portare alla luce le motivazioni inconsce che generano nella donna tale psicopatologia.

Gravidanza multipla: Le ormai frequenti cure contro la sterilità aumentano l’incidenza di gravidanza multipla. Infatti, la stimolazione ovarica, tipica in molte di queste cure, può dar vita a più ovociti maturi durante l’ovulazione con conseguente possibile pluri-fecondazione, cioè con la presenza di due o più feti, facilmente diagnosticabile con l’ecografia. Questo tipo di gravidanza, in rapporto al numero di feti portati in grembo, ha una percentuale più alta, rispetto ad una gravidanza "normale" di complicazioni come pre-eclampsia, anemia della madre, placenta previa, etc.

Gravidanza o Gestazione: La durata media è di 40 settimane ma si considera normale anche la gravidanza che arrivi tra le 38 e le 41 settimane.
Primo trimestre:
Annidamento della blastocisti nella mucosa uterina; inizio dell’organogenesi e, al termine del secondo mese, presenza anche se in modo abbozzato, di tutte le strutture esterne e interne; battito del cuore; si delineano i genitali esterni; inizio dei movimenti di testa e arti, durante il terzo mese; misura del feto 8-9 centimetri circa di lunghezza.
Secondo Trimestre:
Aumento dei movimenti del feto (attività fetale); perfezionamento degli aspetti morfologici (falangi, tratti del viso…) e delle varie attività fisiologiche; al termine del sesto mese il feto è in grado di sopravvivere in incubatrice, nel caso si presentasse un parto prematuro; la sua lunghezza è di circa 30-35 centimetri, ed il peso raggiunge i 500-600 grammi.
Terzo trimestre:
Raggiungimento delle dimensioni definitive del feto; aumento sensibile del numero delle cellule nervose e delle connessioni nervose; inizio del ciclo sonno-veglia e delle attività del sistema digerente e di quello escretore (rene); durante l’ultimo mese il feto assume anticorpi materni e si prepara per il gran giorno del parto.

Gravidanza post-termine: Gravidanza che protrae il suo corso oltre la 41esima settimana e che va strettamente tenuta sotto controllo per valutare se ciò è dovuto ad un errore della data calcolata dal concepimento o se il bambino può essere in sofferenza fetale. E’ necessario escludere un errore della data calcolata dal concepimento. E’ il ginecologo a valutare se occorre indurre il travaglio (induzione di travaglio) o se addirittura è il caso di procedere con un parto cesareo.

Guthrie (Test di Guthrie): Nei giorni successivi alla nascita, il neonato viene sottoposto ad un prelievo del sangue dal tallone. Il campione di sangue viene analizzato per escludere la presenza di malattie come fenilchetonuria, fibrosi cistica ed ipertiroidismo congenito.

H

HBSAG: Esame del sangue atto a scoprire se la gestante è portatrice sana del virus dell’Epatite B, in altre parole se è presente il virus nel suo sangue senza che lei abbia la malattia. In questo caso il bambino corre il rischio di essere infettato, o durante il parto o anche dopo, con l’allattamento. Conoscere per tempo se la donna è una portatrice sana di Epatite B è fondamentale per prevenire lo sviluppo della malattia nel bambino, sottoponendolo a trattamenti specifici, come la vaccinazione. Anche se non obbligatoria in tutte le regioni d’Italia, l’HbsAg è una delle analisi del sangue comunque comunemente prescritte alle future mamme.

HCG: Gonadotropina corionica umana prodotta dell’embrione annidato, ed è il primo segnale dell’iniziata gravidanza perché prodotto solo in questo periodo. Ecco perché la sua ricerca nelle urine della donna è utilizzata per la diagnosi di gravidanza, già dal primo giorno di ritardo mestruale.

HCV: Esame del sangue atto a scoprire se si è portatrici sane del virus dell’Epatite C.

HELLP (sindrome): Patologia molto grave che può presentarsi come complicanza di una gestosi; è caratterizzata da emolisi, danno epatico con aumento degli enzimi epatici (transaminasi) e diminuzione delle piastrine.

Herpes genitale: Malattia virale che si manifesta con vescichette, simili a quelle della varicella, sui genitali esterni. L’infezione è pericolosa perché il bambino può essere contagiato durante il parto, ed è per tale motivo che se viene diagnosticata verso il termine della gravidanza, il ginecologo programma il parto cesareo, per evitare i rischi di contagio del neonato.

HIV: La diagnosi di infezione da HIV viene effettuata mediante la ricerca di anticorpi antiHIV nel sangue. Se le condizioni di salute generali della gestante risultata positiva sono buone ed il sistema immunitario poco danneggiato, quest’infezione non influisce in modo particolarmente negativo sul decorso della gravidanza. Logicamente è necessario che la donna sia seguita da specialisti esperti nel fornire assistenza a donne con infezione da HIV e che conoscano le metodiche per proteggere il bambino dal rischio d’infezione virale congenita. Al giorno d’oggi ormai quasi la totalità degli ospedali è attrezzata per tale assistenza ed è un diritto della donna che la sua condizione non sia resa nota al di fuori dello staff medico che l’assiste. Alcune ricerche suggerisono che il parto cesareo riduca il rischio di trasmettere il virus al bambino, perché non costretto a passare attraverso il canale del parto e ad entrare quindi a contatto con le secrezioni vaginali. Dato che il virus HIV è stato isolato anche nel latte materno, purtroppo la donna dovrà optare per l’allattamento artificiale.

Holter: Registrazione dell’elettrocardio gramma della durata di 24 ore.

I

Immaturità: Un bambino nato prima della 37esima settimana di gravidanza e con un peso inferiore a 2,5 Kg, viene detto immaturo. Subito dopo la nascita, un bimbo immaturo viene solitamente tenuto in incubatrice che dispone di vari monitor per il controllo di eventuali irregolarità della funzione respiratoria, cardiaca e dell’equilibrio elettrolitico, in modo da intervenire prontamente in caso di necessità.

Immunoglobuline anti-RH: Sostanza somministrata alla donna di gruppo sanguigno Rh negativo dopo il parto di un bambino Rh positivo (o dopo un aborto, un’ amniocentesi o una gravidanza estrauterina) per prevenire la produzione di anticorpi che potrebbero in una gravidanza successiva distruggere i globuli rossi fetali.

Impegno: Termine che in ostetricia è riferito all’atto con il quale il feto entra nel canale del parto per prepararsi a nascere. La parte fetale che si impegna è generalmente la testa ed in questo caso si può procedere tranquillamente con il parto naturale. Ma il feto può anche presentarsi con il podice, cioè di natiche (anche in questo caso il parto è possibile per la via naturale, anche se in maniera difficoltosa) o con la spalla (parto non possibile per la via naturale).

Impegno della testa fetale: Il passaggio del diametro maggiore della testa del feto (il diametro del cranio al di sopra e dietro le orecchie) attraverso il canale del parto. Nelle donne alla prima gravidanza, la testa del feto si adagia nella pelvi 2 o 4 settimane prima del parto. Nelle donne che hanno già avuto altri figli, la collocazione della testa fetale può avvenire anche solo una settimana prima del parto o addirittura all’inizio del travaglio. Ad un controllo ginecologico, esaminando l’addome della donna si sente la testa del feto "fissa" nelle pelvi. In questo caso si dice che il feto è in posizione per nascere.

Incontinenza cervicale: Condizione per cui il collo dell’ utero si dilata precocemente durante la gravidanza, potendo così causare un aborto o un parto prematuro.

Incontinenza urinaria: Incapacità di trattenere l’urina, spesso anche solo ridendo o tossendo, dovuta ad un’eccessiva pressione sulla vescica da parte dell’utero. Questo disturbo si presenta solitamente verso la fine della gravidanza e scompare dopo il parto. Può essere utile effettuare giornalmente degli esercizi per il pavimento pelvico, contraendo per qualche secondo i muscoli posti attorno alla vagina e all’uretra, proprio come se si volesse interrompere la minzione. Se la perdita di piccole quantità d’urina è accompagnata a sangue, questo può essere un segnale di un’infezione vaginale in corso ed è opportuno avvisare il proprio ginecologo.

Incubatrice: Apparecchiatura, detta anche termoculla, nella quale è accolto il neonato dopo la nascita per evitare ipotermia (abbassamento della sua temperatura) e per offrirgli un graduale adattamento all’ambiente extrauterino, soprattutto se nato prematuro o con sofferenza fetale. Essa è costituita da vari elementi: il piano d’appoggio, dotato di materassino antidecubito, sollevabile sia dalla parte della testa sia dei piedi per modificare se necessario la posizione del neonato; la cupola di plexiglas, che racchiude il neonato per isolarlo dall’ambiente esterno, provvista di oblò apribili su almeno tre lati per consentire un facile accesso per le manovre mediche ed infermieristiche; il carrello, sul quale appoggia la termoculla e che permette un facile eventuale spostamento del neonato nell’ambito del nido, o dei luoghi adiacenti. Inoltre l’incubatrice è provvista di dispositivi di controllo automatici, per segnalare variazioni di temperatura e umidità, regolabili secondo le necessità del neonato. L’aria passa attraverso dei filtri per ridurre gli inquinamenti ambientali (pulviscolo, germi…) e l’eventuale erogazione di ossigeno, umidificato e riscaldato per migliorarne la tollerabilità, è dosata con regolatori di flusso. L’Infant Warmer, utilizzata nelle divisioni di patologia neonatale in alternativa all’incubatrice, è invece composta di un piano d’appoggio riscaldato da un pannello radiante per mantenere una temperatura costante su tutta la superficie cutanea del neonato. Molto spesso anche il materassino, posto sul piano d’appoggio e sul quale è sdraiato il neonato è riscaldato.

Induzione del travaglio: In alcuni casi è necessario provocare artificialmente le contrazioni uterine per dare inizio al travaglio, e quindi poi alle varie fasi del parto, o per rafforzare un travaglio iniziato spontaneamente. Si procede nei seguenti casi: nelle donne che abbiano superato di almeno sette giorni la data prevista del parto; in caso di consistente riduzione del liquido amniotico; se la placenta non nutre sufficientemente il bambino (insufficienza placentare) e comunque in tutti i casi in cui il piccolo non trae più giovamento dalla vita intrauterina. Inoltre viene eseguito anche nelle donne colpite da pre-eclampsia potenzialmente pericolosa per la mamma ed il bimbo. Il travaglio viene indotto con prostaglandine o ossitocina, o con la rottura artificiale delle membrane amniotiche.

Infezioni vaginali: Durante la gravidanza le mucose sono più ricche di acqua (per effetto del progesterone) e quindi le secrezioni vaginali sono più abbondanti. Bisogna comunque tenere sotto controllo tali secrezioni perché, a causa delle variazioni ormonali che influenzano l’equilibrio della flora batterica vaginale, possono rivelare un’infiammazione della vagina o della vulva. Infatti, se si notano perdite di colore, consistenza o odore diversi dal solito è meglio consultare il ginecologo; perdite bianche e di consistenza come la ricotta sono sintomo di un’infezione da fungo ( la Candida); perdite giallastre sono sintomo d’infezione da un batterio (lo streptococco).

Insonnia: E’ uno dei disturbi che si presentano durante la gravidanza dovuto sia a motivi psicologici sia fisici: da una parte la paura del parto, l’ansia per la salute del bambino, le preoccupazioni su come affrontare la nascita e i primi mesi di vita del neonato, dall’altra l’aumento di volume della pancia che non sempre consente di assumere una posizione comoda durante il sonno notturno. A questo si aggiunge anche il bisogno sempre più frequente di urinare. Per combattere l’insonnia bisogna cercare di rilassarsi il più possibile, pensare positivo, fare attività fisica adeguata al proprio stato, assumere una posizione comoda per dormire (in genere su un fianco, con un cuscino sotto la pancia e un altro sotto la gamba piegata), bere delle tisane rilassanti, approfittare di vari momenti della giornata per un breve sonnellino, non bere bevande eccitanti (caffè, tè, bibite a base di cola), consumare un pasto leggero alla sera.

Iperemesi gravidica: Vomito persistente e non reprimibile, spesso senza causa evidente. Tale disturbo si risolve generalmente da solo, anche se può essere curato, nel caso si presenti in modo frequente con il ricovero ospedaliero.

Iperpigmentazione gravidica: Oltre il 90% delle donne in stato interessante, presenta uno scurimento omogeneo della pelle in tutto il corpo. Al termine della gravidanza, la pelle riacquista il suo colore naturale.

Ipertensione gestazionale: Pressione arteriosa elevata che si verifica durante la seconda metà della gravidanza (cioè non è preesistente alla gravidanza) e che scompare dopo il parto.

Ipogalattia: Carente produzione di secrezione lattea che impedisce un normale allattamento al seno. Nell’ipogalattia primaria si verifica una secrezione lattea insufficiente, forse per una carenza di prolattina. Nell’ipogalattia secondaria, dopo un periodo di normale secrezione lattea, la produzione del latte diminuisce o scompare. Si parla d’ipogalattia se la calata lattea non compare entro 24-28 ore dal parto. A volte si verifica anche una pseudoipogalattia, dovuta ad una debole suzione da parte del neonato. E’ importante ricordare, infatti, che uno dei migliori stimolatori per la secrezione lattea è la suzione da parte del piccolo, anche se, logicamente esistono dei preparati, in genere a base di prolattina o estratti placentari associati a vitamine, che il medico può prescrivere secondo l’intensità del problema. Nel caso d’ipogalattia grave la madre nutrirà il piccolo con l’allattamento artificiale.

Ittero neonatale: Molti bambini, appena nati, sono leggermente itterici (dall’aspetto giallognolo) poiché i globuli rossi in eccesso che erano necessari durante la vita intrauterina sono distrutti nei primi giorni di vita e liberano un pigmento detto bilirubina. L’ittero scompare in genere dopo pochi giorni. Se persiste e se l’ittero è molto intenso, occorre sottoporre il bambino ad un controllo della concentrazione di bilirubina nel sangue. Se è superiore al limite massimo è necessario sottoporre il bambino ad un’exanguitrasfusion e, in cui una parte del suo sangue viene sostituito con quello fresco di un donatore. In caso di livelli di concentrazione non molto elevata il bimbo è messo sotto una lampada, a luce bianca o blu (fototerapia) che ossida la bilirubina trasformandola in una sostanza chimica non nociva, facendo scomparire l’ittero.

IVG: Interruzione Volontaria della Gravidanza, regolata dalla legge 194/78 che tutela e appoggia la donna, attraverso medici specialisti.

L

Labbro leporino e labiopalatoschisi: Anomalie caratterizzate dalla presenza di una fessura verticale o solo sul labbro superiore o anche all’interno del palato mono o bilateralmente, dovute al mancato completamento dell’unione tra le ossa che formano la base cranica. Tali malformazioni possono essere diagnosticate prima della nascita con l’ecografia, e fortunatamente la moderna chirurgia estetica risolve in modo eccellente tali problemi. Non sono a tutt’oggi chiare le cause di tale anomalia.

Lacerazioni del perineo: Durante il parto, il passaggio della testa del bambino può provocare una lacerazione del perineo, la zona tra la vagina ed il retto. Di solito, per ovviare a lacerazioni ampie e dolorose, soprattutto nelle primipare si effettua, a discrezione dell’ostetrica o del ginecologo, un’episiotomia.

Linea nigra: Si tratta di una linea di colore più scuro che percorre verticalmente la pelle dell’addome della donna in gravidanza dall’ombelico al pube. La sua scomparsa avviene dopo pochi mesi dal parto.

Liquido amniotico: Liquido trasparente che circonda il feto all’interno del sacco amniotico contenuto nell’utero. Tale liquido, che protegge il feto e lo mantiene ad una temperatura ottimale, è sottoposto ad un costante ricambio. Il feto, infatti, assorbe inizialmente attraverso la cute il liquido amniotico e poi, una volta funzionanti i suoi reni, lo deglutisce e poi espelle con le urine. La quantità di liquido nel sacco amniotico è relativamente costante, poiché ciò che viene assorbito è subito rimpiazzato.

Lochiazione: Fenomeno che si manifesta dopo il parto e consiste nella perdita di sangue e di frammenti del rivestimento uterino (lochi) nel punto in cui era attaccata la placenta. Le perdite, inizialmente abbondanti e composte in gran parte di sangue e coaguli, con il passare dei giorni diventano sempre più chiare e dense fino a scomparire del tutto.

M

Macrosomia (feto macrosomico): Termine che sta ad indicare un feto "grosso" cioè di peso e misura superiore ai parametri standard (4 Kg o più). E’ durante l’ecografia che si riscontra tale anomalia ed è importante valutarne la misura in rapporto alla corporatura della gestante. Nel caso venga valutato molto difficoltoso, o addirittura impossibile il passaggio del piccolo nel canale del parto, per evitare inutili sofferenze sia al bambino sia alla madre, si può decidere di procedere con un parto cesareo.

Mastadenite: *Vedi Mastite.

Mastite: Infiammazione della mammella molto comune nelle donne che allattano. I batteri penetrano nella mammella attraverso le ragadi e vanno ad infettare o le piccolissime ghiandole intorno al capezzolo (tubercoli di Montgomery), o i dotti galattofori. Si creano dei piccoli noduli, in genere pieni di pus, o dei rigonfiamenti che vanno a bloccare i dotti. Uno dei primi sintomi, oltre all’ipersensibilità e dolenzia del seno, è la febbre. Per prevenire tale infiammazione è opportuno svuotare ad ogni poppata la mammella, aiutandosi anche con una pressione sulla stessa o con impacchi d’acqua calda, e curare molto l’igiene, pulendo e disinfettando il seno prima e dopo ogni poppata. Se la mastite viene curata al suo stadio iniziale non si corre il rischio di arrivare all’ascesso della mammella, per il quale può essere necessario interrompere l’allattamento, effettuare una cura a base d’antibiotici ed un’incisione con un intervento chirurgico in anestesia. E’ anche detta mastadenite.

Meconio: Sostanza scura e viscosa, di solito di colore verde o giallo scuro, presente nell’intestino fetale evacuata dal neonato nei primi giorni di vita. E’ costituito da cellule epiteliali, muco e bile.

Micosi: Infezione vaginale che provoca prurito doloroso all’interno della vagina e nella zona circostante, con secrezioni dense e biancastre. Si curano con fungicidi, sempre dopo aver consultato il medico; può provocare febbre e difficoltà nel mangiare nel neonato, per questo motivo va diagnosticata e curata durante la gestazione.

Monitoraggio cardiaco fetale: Esame effettuato tramite cardiotocografo che, mediante sonde ad ultrasuoni appoggiate sull’addome della madre, rileva il battito cardiaco del feto e al tempo stesso l’intensità e la durata delle contrazioni dell’utero. Tali rilevazioni sono registrate sul tracciato cardiotografico le cui eventuali anomalie indicano diversi gradi di sofferenza fetale.

Monozigoti: *Vedi Gemelli.

Mughetto del neonato: Infezione contratta generalmente al momento del parto, se la vagina della madre è infetta da candida, oppure durante l’allattamento, se il fungo è presente sulla pelle della madre. Tale infezione è generalmente localizzata sulla bocca del bambino, e si manifesta con lingua e laringe arrossate e la presenza di piccoli pallini bianchi sul rivestimento interno della bocca. Delle abluzioni costanti con acqua e bicarbonato sulla zona, sono spesso sufficienti per ridurre l’infezione. In caso contrario il medico prescriverà il rimedio più adatto.

N

Nausea: Sensazione di fastidio, accentuata di mattino, fatta scaturire da sapori ed odori, seguita spesso da vomito (vedi Iperemesi gravidica). Nella maggior parte dei casi questo disturbo è presente solo nel primo trimestre di gravidanza, e sembra essere provocato dalla gonadotropina corionica umana (HCG). Esistono vari rimedi per contrastarne e ridurne gli effetti, tra i quali quello di mangiare qualcosa di secco, come ad esempio un biscotto, prima di alzarsi dal letto. Nel caso in cui la nausea persista durante il giorno è consigliabile fare numerosi spuntini, evitando cibi grassi e bevande gassate, o bevendo tisane antispasmodiche come la camomilla.

Nipiologia: Branca della pediatria che studia lo stato di salute e la fisiologia del neonato nei primissimi giorni di vita. Dal momento della nascita, infatti, il medico verifica nel bimbo, con un sondino, la normale apertura del naso, dell’esofago, dell’ano, controlla la struttura delle anche per evidenziare una possibile displasia, mette del collirio negli occhi del neonato, per prevenire un’eventuale infezione oculare, ed effettua degli esami particolari quali Test di Apgar, Test di Guthrie e lo studio dei riflessi.

O

Oligoidramnio: Termine che indica un volume di liquido amniotico minore rispetto alla norma. Tale diminuzione è in stretta relazione con feti che urinano meno ed indica patologie fetali dell’apparato urinario. Può manifestarsi anche quando esiste un’insufficienza placentare che costringe il feto a diminuire il proprio metabolismo. La riduzione del liquido amniotico è causata da ipertensione, diabete, fumo materno e assunzione di farmaci da parte della madre. Si cura controllando maggiormente il feto con ecografie, flussimetrie, monitoraggi cardiotocografici.

Ormone: Sostanza chimica secreta dalle ghiandole endocrine specifiche (ipofisi, tiroide…), e che una volta immessa nel sangue esercita la sua azione su altre cellule regolando numerose attività dell’organismo. Durante la gravidanza alcuni ormoni aumentano in modo sensibile ed altri vengono prodotti ex novo per creare le condizioni migliori per il proseguimento della gravidanza. La gonadotropina conionica umana (HCG) e l’ormone lattogeno placentare umano (HPL) sono ormoni tipici della gravidanza in quanto prodotti dalla placenta.

Ossitocina: Ormone normalmente prodotto dall’ipofisi che provoca le contrazioni dell’utero durante il travaglio, svolgendo anche un certo ruolo nella secrezione lattea durante l’allattamento. Nel travaglio indotto (Vedi Induzione del travaglio) viene somministrata, tramite fleboclisi, ossitocina prodotta sinteticamente.

Ovocita: Cellula riproduttiva femminile prodotta e rilasciata dalle ovaie.

Ovulazione: Rilascio di un ovocita da una delle ovaie.

P

Parto: L’insieme dei fenomeni che portano alla nascita del bambino. Se si verifica tra la 38esima e la 41esima settimana di gravidanza si definisce parto a termine; se avviene prima della 38esima settimana si definisce parto pretermine; se si verifica oltre la 41esima si definisce parto post termine; se inizia in modo spontaneo si definisce parto spontaneo; se si ricorre a farmaci per indurlo (induzione del travaglio) o portarlo avanti si definisce parto indotto o pilotato rispettivamente; se si ricorre ad interventi chirurgici, nel caso di fase espulsiva lenta, è definito parto operativo o strumentale ed è eseguito utilizzando forcipe o ventosa. Se esistono i tempi tecnici senza creare sofferenza fetale, in genere si ricorre al parto cesareo. Il parto spontaneo si svolge schematicamente nelle seguenti fasi: periodo prodromico, che inizia quando le contrazioni uterine diventano regolari e coincide con l’inizio del travaglio; periodo dilatante, le contrazioni regolari modificano il collo dell’utero raccorciandolo e dilatandolo (questo periodo ha una durata maggiore alla prima gravidanza rispetto alle successive); periodo espulsivo, quando, a dilatazione completata, il bambino scende nel canale del parto e viene spinto dalla mamma ad uscire; periodo del secondamento, quando le contrazioni dell’utero, a nascita avvenuta, espellono la placenta e i suoi annessi.

Parto attivo: In questo tipo di parto viene abbandonata la posizione distesa sul lettino. La donna, durante il travaglio, è libera di muoversi e di assumere le posizioni che le risultano più comode (accovacciata, seduta, in piedi…). Questo tipo di parto sfrutta la forza di gravità nella prima fase del travaglio e della dilatazione del collo dell’utero, e la donna avverte contrazioni meno dolorose e il travaglio si svolge in modo più rapido. Ancora non tutte le strutture mediche hanno a disposizione speciali sedie o attrezzature per il parto attivo ma la tendenza è in forte aumento.

Parto cesareo: Intervento chirurgico che viene eseguito per estrarre il feto dalla cavità uterina tramite incisione nell’addome e nell’utero della madre, al termine del quale vengono estratti anche la placenta ed i suoi annessi. Si ricorre a tale parto per salvaguardare la salute della madre e del bambino, e numerose possono essere le cause: sofferenza fetale, eclampsia, microsomia, arresto della dilatazione del collo dell’utero, arresto non rimediabile delle contrazioni uterine, infezioni trasmissibili al bambino attraverso il canale del parto…Il taglio è ormai praticato quasi esclusivamente orizzontalmente ed ha il vantaggio, rispetto al taglio verticale, di rimarginarsi meglio e più velocemente in quanto segue le linee naturali del tessuto addominale. Inoltre, in caso di una seconda gravidanza, non si avranno rischi di lacerazioni. Il taglio verticale è ancora in uso nel caso di cesareo d’urgenza, in altre parole se durante il travaglio, o a parto iniziato si riscontrano problemi che possono causare danni sia al bambino sia alla madre. Ma generalmente il parto cesareo viene deciso prima della fine della gravidanza per evidenti motivazioni, come l’eccessiva grandezza del feto rispetto alla struttura della madre o per evitare il contagio d’infezioni in donne affette da HIV o altre malattie, ed in questo caso si parla di parto cesareo programmato o elettivo.

Parto gemellare: La presenza di due o più feti, logicamente, rende la procedura del parto più complessa, anche perché i feti possono avere una presentazione diversa. Alcuni medici ritengono più sicuro, e meno doloroso, effettuare un parto cesareo, soprattutto in caso di gravidanza multipla. Ma se i gemelli (omozigoti e non) si presentano entrambi con la testa si può procedere serenamente con un parto spontaneo. Può anche accadere che il primo si riesca a far nascere naturalmente, mentre il secondo, per complicazioni nate al momento (blocco delle contrazioni espulsive o altro) venga fatto nascere con parto cesareo.

Parto in acqua: Metodica poco utilizzata in Italia, senza ancora sufficienti studi scientifici a sostegno, che sfrutta i vantaggi di rilassamento che ha il corpo della donna immersa in acqua, per ottenere un parto il meno doloroso possibile per la gestante ed il meno traumatico per il bambino. La vasca per il parto misura in genere 180 per 160 centimetri ed ha una profondità di circa 80, per permettere alla zona addominale di essere sempre immersa nell’acqua, anche se la donna assume varie posizioni. Il bambino, nascendo, si troverà in un ambiente simile a quello in cui ha vissuto nei nove mesi della gravidanza (liquido amniotico) ed avvertirà in modo più dolce il passaggio dalla vita intrauterina a quella extrauterina. In alcune strutture dotate di tale apparecchiatura, comunque, la vasca viene utilizzata solo nella fase del travaglio. Per il parto, la donna viene fatta uscire dall’acqua per procedere nella maniera tradizionale. Si pensa che il passaggio da uno stato all’altro, quindi con un cambiamento degli effetti della forza di gravità, faciliti la discesa e quindi l’espulsione del bambino.

Parto indotto: *Vedi Induzione del travaglio.

Pelvi: Bacino femminile, composto dal canale cervicale a dalla vagina che al termine della gravidanza diviene il canale del parto.

Pelvimetria: Si tratta della misurazione dei quattro diametri interni della pelvi della donna incinta (trasversale, anteroposteriore, obliquo sinistro e obliquo destro) per poter conoscere l’ampiezza del canale del parto. Per realizzarla si impiega un compasso esterno, chiamato pelvimetro esterno, attualmente poco comune. La misurazione interna è invece effettuata attraverso la visita ginecologica. Si tratta comunque di una pratica obsoleta il cui uso va scomparendo. Nel caso in cui la pelvi risulti stretta rispetto al feto, il ginecologo consiglierà un parto cesareo.

Pianto del neonato: Subito dopo la nascita, il pianto del neonato è il segnale dell’attivazione della sua "nuova respirazione". Piangere, poi, diverrà il suo mezzo di comunicazione per segnalare i suoi bisogni: un neonato non piange mai senza motivo ed è per questo che l’angoscia di non riuscire a sedare un attacco di pianto è molto forte nei genitori, soprattutto se alla loro prima esperienza. I messaggi che il bimbo cerca di dare con il pianto sono: ho fame, provo dolore (solitamente al pancino), ho problemi di stitichezza, mi avete fatto paura (con un suono troppo forte, o con un gesto improvviso), mi state facendo male (magari stringendolo troppo o prendendolo con una manovra sbagliata), non riesco a dormire…Le mamme, solitamente dopo pochi giorni, riescono a codificare i vari tipi di pianto per dare al proprio piccino il sollievo più immediato.

Pirosi: Termine medico per indicare il comune bruciore di stomaco. In gravidanza gli elevati livelli di progesterone possono provocare un rilasciamento del cardias (valvola che normalmente impedisce il reflusso del contenuto gastrico, solitamente acido) nell’esofago. Ne deriva un’infiammazione della mucosa esofagea che causa la sensazione di bruciore, che compare spesso di notte. Andando avanti con la gravidanza la pirosi può essere provocata dalla compressione esercitata dall’utero sullo stomaco, facendo rifluire il contenuto nell’esofago. Un metodo per combattere la pirosi è di mangiare poco, spesso ed almeno un paio d’ore prima di andare a dormire.

Pitiriasi Versicolor: Sulla pelle di quasi tutti gli individui adulti si trova un lievito che, in presenza di un clima caldo-umido e di un’intensa sudorazione, può provocare una malattia, la Pitiriasi Versicolor, che è la più frequente micosi superficiale osservata dai dermatologi. Le donne durante la gravidanza sono particolarmente soggette a questa condizione a causa dell’accresciuta attività ormonale, che incrementa il contenuto di grasso della cute favorendo la propagazione del lievito. La patologia non è contagiosa e si rende visibile soltanto dopo l’esposizione al sole, in quanto le zone del corpo colpite dal parassita non si abbronzano per l’inibizione che il lievito opera sulla melanina e si scopre di avere sulla pelle piccole chiazze irregolari di colore più chiaro. Il disagio è quindi estetico e perciò la terapia può essere rinviata a dopo la gravidanza, anche se la superficie interessata dal disturbo tende ad estendersi. I farmaci, topici e sistemici, indicati per la cura della Pitiriasi Versicolor non sono infatti del tutto sicuri per la gestante, che potrà invece adottare alcuni utili accorgimenti preventivi per esempio evitando di indossare capi in fibre sintetiche, che riducono la traspirazione del sudore e ne favoriscono il ristagno e astenendosi dai trattamenti cosmetici con oli per massaggi al corpo sia perché i loro contenuti di grasso possono favorire la trasformazione del lievito nella forma parassitaria, sia per la possibilità che ostruiscano i pori della pelle.

Placenta: Organo attraverso il quale la madre trasmette le sostanze nutritive e l’ossigeno al feto. La placenta, bagnata da un lato dal sangue materno e dall’altro dal liquido amniotico, è costituita da una serie di ramificazioni allungate chiamate villi coriali. La placenta viene espulsa al termine del parto, in genere spontaneamente. Se ciò non accade si può somministrare nel cordone ombelicale una dose di ossitocina, che favorisce il distacco della placenta e la sua conseguente espulsione.

Placenta previa: Impianto della placenta all’estremo inferiore dell’utero, vicino alla cervice (Vedi Collo dell’utero) o addirittura sopra di essa. In questo modo viene ostruito il canale del parto ed il bambino viene fatto nascere mediante parto cesareo.

Polidramnio: Aumento del liquido amniotico che ne determina una quantità maggiore rispetto alla norma. Tale situazione molto spesso si accompagna a malformazioni fetali ed è causata da gravidanze multiple o dal diabete della gestante. Il trattamento consiste nell’estrarre la quantità di liquido amniotico in eccesso, ripetendo il procedimento se necessario. L’operazione si effettua con una puntura sull’addome localizzando, con l’aiuto dell’ecografia, una tasca nel sacco amniotico in cui non è presente il feto ed estraendo con cautela il liquido (amnioriduzione).

Pollachiuria: E’ la necessità di urinare spesso, uno dei sintomi più comuni della gravidanza, che può comparire sin dai primi giorni del concepimento e che in genere si fa più intensa verso gli ultimi mesi quando aumenta la pressione sulla vescica.

Posizioni del feto:
Presentazione: La presentazione è la grossa parte fetale che per prima si affaccia al canale del parto, senza però ancora entrarci (impegno). Le grosse parti fetali sono la testa (presentazione cefalica), il sedere (presentazione podalica), la spalla (presentazione di spalla). Raramente può manifestarsi una presentazione di faccia.

Pre-eclampsia: Definita anche ipertensione gravidica o gestosi, è un disturbo che si manifesta con aumento della pressione, gonfiori diffusi alle mani, al viso, alle gambe per ritenzione idrica, presenza della proteina albumina nelle urine (segno di una disfunzione renale). Questo disturbo non è molto diffuso e colpisce le donne che già soffrivano di ipertensione prima della gravidanza, le obese, le diabetiche, le forti fumatrici, le donne in attesa di gemelli, le donne che hanno meno di 20 anni o più di 40 anni e sono alla prima gravidanza. Questo disturbo non va trascurato poiché può essere pericoloso anche per il bambino, ed il rischio maggiore è che possa evolversi in eclampsia. Si può diagnosticare attraverso l’esame delle urine che controlla i valori dell’albumina.

Prelievo del sangue del cordone ombelicale: Questo procedimento, molto semplice e del tutto innocuo sia per la mamma che per il bambino, avviene al momento del parto, dopo che il bambino è nato, poco prima dell’espulsione della placenta, quando il cordone è già stato reciso. L’ostetrica disinfetta accuratamente il cordone ombelicale ancora attaccato alla placenta, inserisce un ago nella vena ombelicale (sul cordone) e raccoglie il sangue, che defluisce in una sacca sterile. Questo prelievo può essere effettuato sia dopo il parto naturale sia dopo il parto cesareo. Qualsiasi mamma sana può donare il sangue della placenta, con l’unica avvertenza di sottoporsi, prima del parto, ad un prelievo di sangue per escludere la presenza di alcune malattie; si tratta in ogni caso di esami che la futura mamma farebbe comunque. La donatrice deve, inoltre, acconsentire ad eseguire lo stesso controllo dopo sei mesi dal momento del parto, per escludere la presenza delle stesse possibili malattie esaminate prima del parto. Il sangue del cordone ombelicale rappresenta un materiale biologico facilmente prelevabile, conservabile in laboratorio e prontamente disponibile per un trapianto. Per il prelievo del midollo osseo, invece, occorre ospedalizzare il donatore ed effettuare un’anestesia spinale o generale prima di procedere al prelievo. Inoltre il sangue del cordone ombelicale è costituito da cellule fetali immunologicamente immature che ne abbassano la percentuale di rigetto rispetto a quella del midollo osseo, da parte del ricevente riscontrato compatibile. Il prelievo del sangue placentare può essere eseguito in molti ospedali, che sono in grado di fare riferimento a una struttura specializzata, dove la sacca di sangue viene elaborata e preparata per l’utilizzo ( una cioè delle cosiddette banche del sangue). Per avere informazioni su tali strutture è possibile visitare il sito della Adisco, ADISCO.

Presentazione: La presentazione è la grossa parte fetale che per prima si affaccia al canale del parto, senza però ancora entrarci (impegno). Le grosse parti fetali sono la testa (presentazione cefalica), il sedere (presentazione podalica), la spalla (presentazione di spalla). Raramente può manifestarsi una presentazione di faccia.

Primigravida: Donna alla sua prima gravidanza.

Prodromi di travaglio: Si tratta di contrazioni ritmiche e ripetute che le donne in gravidanza avvertono pochi giorni prima del parto, soprattutto la notte. In genere svaniscono cambiando la posizione, alzandosi dal letto e al mattino.

Progesterone: Ormone prodotto, durante il ciclo mestruale, dal corpo luteo (piccolo ammasso di cellule che riempie il follicolo ovarico dopo che ne è uscito l’ovulo maturo, pronto per la fecondazione): ha la funzione di preparare la cavità uterina ad accogliere l’uovo fecondato. Durante la gravidanza è prodotto dalla placenta ed è necessario per il regolare svolgimento della stessa, e per tale motivo viene anche chiamato ormone della gravidanza. La sua deficienza nei primi quattro mesi di gestazione determina generalmente l’aborto.

Progestinico: Forma sintetica di progesterone simile all’ormone prodotto naturalmente dalle ovaie.

Prolattina: Ormone prodotto dall’ipofisi con funzione di mantenere il corpo luteo in attività e di provocare la produzione di progesterone; inoltre regola lo sviluppo della ghiandola mammaria e stimola la secrezione lattea.

Prostaglandine: Queste sostanze, normalmente prodotte dall’organismo, stimolano in gravidanza la comparsa delle contrazioni uterine. In caso di induzione del parto vengono somministrate sotto forma di candelette vaginali o di gel applicato sul collo dell’utero per favorire la dilatazione della cervice. La procedura può essere ripetuta più volte nell’arco della giornata, con intervalli di circa 6 ore ma talvolta un’ulteriore dose non è necessaria perché già solo la prima può essere sufficiente ad indurre l’inizio del travaglio.

Proteinuria: Perdita di proteine con le urine. Si verifica nel corso di molte malattie renali ed in gravidanza può essere uno dei sintomi della pre-eclampsia: una lievissima perdita di proteine è comunque regolare in gravidanza..

Prurito gravidico: Fastidio molto comune, anche senza la presenza di bolle o lesioni sulla cute della donna, dovuto a vari fattori tra i quali l’attivazione della circolazione ed i cambiamenti ormonali.

Ptialismo: Si tratta di un eccesso di salivazione che in genere si manifesta insieme alle nausee. Alcune donne dichiarano anche di avvertire un sapore metallico in bocca. Può scomparire dopo i primi mesi di gravidanza oppure durare tutto il periodo di gestazione, e manifestarsi anche durante il sonno notturno.

Puerpera: Così è detta la donna nei primi 42 giorni successivi al parto.

Puerperio: Periodo che inizia immediatamente dopo il parto e che si conclude 6-8 settimane più tardi. In questo periodo avviene la normalizzazione degli apparati coinvolti dalla gravidanza e dal parto.

Punteggio di Apgar: Tale metodo, ideato dalla pediatra americana Virginia Apgar, permette di valutare l’adattamento del neonato alla vita extrauterina. In punteggio di Apgar valuta cinque "sintomi clinici" (colorito, attività respiratoria spontanea, tono muscolare, eccitabilità riflessa e frequenza cardiaca) registrati a 1 minuto e a 5 minuti dopo la nascita. Un punteggio totale di 7 o più significa che il neonato è sano.

R

Ragadi al seno: Piccole e dolorose lacerazioni nella zona intorno al capezzolo, che si verificano durante l’allattamento, spesso a causa di una cattiva igiene o di una mancata idratazione della pelle sottoposta a stress durante la suzione. A volte sono anche dovute ad un’errata posizione della bocca del neonato durante l’allattamento, che non afferra tutta l’areola ma solo il capezzolo. Inoltre queste lacerazioni costituiscono un possibile varco per i microbi e quindi facilitano un’eventuale mastite.

Raschiamento: Intervento chirurgico atto ad asportare il materiale necrotico (morto) nella cavità nella quale tale materiale era contenuto o nel tessuto al quale aderiva. Generalmente quest’intervento viene praticato in ostetricia per "pulire" l’utero dopo un aborto, o per eliminare i resti della placenta non espulsa durante il secondamento. Il raschiamento viene utilizzato anche per prelevare tessuto da esaminare al microscopio, cioè per eseguire una biopsia.

Riflessi del neonato: Riflessi, detti anche arcaici, presenti in tutti i neonati sani e nati a termine. Scompaiono con il passare dei mesi, con la graduale maturazione del sistema nervoso e con l’acquisizione di più specifiche competenze da parte del bambino. L’assenza di tali riflessi o il loro persistere nella crescita del bambino, necessitano approfondimenti di tipo medico. I principali riflessi neonatali sono:
Riflesso di prensione: chiusura delle dita delle mani o dei piedi, sottoposte a strofinamento.
Riflesso di suzione e di orientamento: apertura della bocca e rotazione della testa in seguito allo stimolo proposto toccandogli la guancia vicino agli angoli della bocca stessa.
Riflesso di deambulazione: sostenendo in posizione eretta il bambino e ponendo i suoi piedi su una superficie solida, il piccolo alza una gamba, come se volesse camminare.
Riflesso di Moro: improvvisa apertura delle braccia ed allungamento delle gambe, che si verifica quando, dopo aver sollevato da disteso il bambino per le braccia, lo si lascia improvvisamente.

Rooming-in: Modalità che permette alla neo mamma di tenere con sé il bebè sin dall’uscita della sala parto e per tutta la durata della degenza. Il bimbo, infatti, viene posto nella stessa stanza della madre che potrà accudirlo da subito e allattarlo ogni volta che il piccolo lo richieda. Sono molti i vantaggi del rooming-in, che viene proposto solitamente in strutture dotate di camere singole o doppie e con una provata esperienza nella metodica: il rapporto tra madre e figlio si instaura subito e con la collaborazione del personale la neo mamma, soprattutto se primipara, ha la possibilità di imparare la maniera più corretta per accudire il bambino, diminuendo così i problemi che si presentano in genere al rientro a casa; da subito, il bambino acquisisce i ritmi per il suo nutrimento ed inizia ad entrare in relazione con la madre.

Rosolia: Malattia infettiva contagiosa d’origine virale, che si manifesta con macchie di color rosa, febbre e un certo ingrossamento delle ghiandole del collo. Il suo contagio in gravidanza può esser pericoloso per il feto, ed ecco perché occorre scoprire se si è immunizzate effettuando il Rubeo-Test.

Rottura delle acque: La cosiddetta rottura delle acque altro non è che la rottura delle membrane che avvolgono il feto e il suo liquido amniotico. Contrariamente a quanto si pensa, tale rottura non è quasi mai improvvisa e violenta, ma in genere è segnalata dalla perdita di gocce continue di liquido amniotico. Tale rottura avviene in prossimità del parto, e nel caso avvenga prima del tempo stabilito sarà necessario valutare la situazione per decidere se mantenere un atteggiamento di attesa o indurre il parto.

Rubeo-Test: Analisi del sangue per controllare se la gestante è immunizzata contro la rosolia. E’ un esame che va fatto subito dopo la diagnosi della gravidanza, in quanto se la rosolia colpisce la gestante, il virus in circolazione nel suo sangue può attraversare la barriera della placenta e provocare malformazioni anche molto gravi all’embrione. Se il risultato del test è positivo, significa che si è immunizzate e non occorre ripetere il test. Se al contrario è negativo, il test va ripetuto ogni mese durante la gravidanza, per accertare che in questo periodo non si venga infettate.

S

Sacco amniotico: Sacco che circonda il feto nell’utero, e che contiene il feto, la placenta ed il liquido amniotico.

Sacco vitellino: E’ una piccola sacca unita all’embrione; nei mammiferi (quindi anche nella specie umana) partecipa alla formazione iniziale dell’intestino, delle gonadi e delle prime cellule del sangue. Quest’ultima funzione sarà assunta dal fegato dopo l’11esima settimana. Nelle altre specie animali (pesci, rettili e uccelli), il sacco vitellino ha invece la funzione di nutrire l’embrione.

Sala parto: Ambiente del reparto maternità nel quale si svolge il parto, solitamente posto vicino alla sala travaglio dove la donna viene portata ad inizio dilatazione. Ecco un piccolo elenco delle attrezzature presenti in una sala parto tipo, pronta per un parto naturale:
Lettino: in alcune strutture ospedaliere il lettino è sostituito da una speciale poltrona, o da un lettino-poltrona, di nuova generazione la cui forma facilita in qualche modo le varie fasi del parto, grazie alla posizione in cui la donna viene posta.
Cardiotocografo: apparecchio per il monitoraggio cardiaco fetale.
Sfigmomanometro: strumento per misurare la pressione della donna.
Carrello: struttura sulla quale viene posato il neonato per essere esaminato dall’ostetrica.
Apparecchio per l’erogazione di gas anestetici: Si utilizza a scopo anestetico.

Secondamento: Periodo immediatamente successivo al parto, durante il quale avviene il momento dell’espulsione spontanea della placenta e delle membrane. Se dopo un’ora dal parto questo non avviene, si procede con un secondamento manuale realizzato in anestesia generale con il medico che provvede ad estratte la placenta.

Siamesi: Gemelli: Sono due feti sviluppatisi contemporaneamente e partoriti dopo breve tempo l’uno dall’altro. Si distinguono gemelli mono-ovulari (monozigoti), derivati da un unico uovo e da un unico spermatozoo (identici dal punto di vista ereditario: identico patrimonio cromosomico, medesimo sesso) e gemelli bi-ovulari (eterozigoti), che sono i più frequenti e derivano da due uova fecondate da due spermatozoi (diversa ereditarietà: differente patrimonio cromosomico, e possono essere anche di sesso differente). Nel caso di gemelli eterozigoti, gli ovociti fecondati possono annidarsi nello stesso punto e quindi le loro placente formeranno un’unica massa, oppure, la cosa più frequente, annidarsi in due punti distinti, con lo sviluppo di due placente nettamente divise. Nel caso dei veri gemelli, i monozigoti, ci sono tre possibilità: se la divisione dell’ovocita fecondato avviene alla prima divisione cellulare, i due gemelli si annidano separatamente creando due placente divise; se invece la divisione accade nel momento della formazione della morula, i due gemelli avranno la placenta in comune ma svilupperanno un sacco amniotico per uno; infine, nel caso la divisioneavvenisse più tardi, avranno la placenta in comune e si svilupperanno nella stesso sacco amniotico, dando vita, a volte, ai cosiddetti gemelli siamesi uniti da parti del corpo in comune.

Sideremia: Esame che permette di individuare l’eventuale carenza di ferro nel sangue, indispensabile per far trasportare ai globuli rossi l’ossigeno. Come l’esame emocromocitometrico, questo test serve per escludere un’eventuale anemia.

Sindrome del tunnel carpale: A volte la ritenzione idrica che colpisce le donne incinta può interessare anche le mani e i polsi; questi ultimi gonfiandosi comprimono un legamento che ha la forma di un bracciale, che a sua volta comprime vari nervi che vi passano sotto, dando vita a formicolii alle dita e sensazione di torpore alla mano. In alcuni casi si può intervenire chirurgicamente anche durante la gestazione.

Sindrome di down: Anomalia congenita caratterizzata da ritardo mentale, più o meno grave, e da vistose caratteristiche somatiche: occhi piccoli, a mandorla, di taglio più o meno obliquo, naso camuso, mandibola robusta…A Volte sono presenti anche difetti cardiaci e predisposizione a varie affezioni dell’apparato respiratorio. Tale anomalia è causata da un cromosoma in più in ogni cellula del corpo (47 anziché 46). E’ possibile evidenziare per tempo tale anomalia grazie ad un’ecografia che misuri la translucenza nucale, al Duo-test, al Tri-test ed in modo definitivo con l’amniocentesi, esame al quale tutte le donne oltre i 35 anni d’età e con storie cliniche famigliari a rischio, possono sottoporsi perché maggiormente a rischio.

Smagliature: Striature sottili, di colore rosa, che compaiono in molte donne incinte sulla parte inferiore dell’addome, sull’interno cosce e sul seno. Sono causate da un aumento ormonale che "frammenta" le fibre elastiche e dallo stiramento della pelle. Per prevenirle è consigliabile effettuare una continua idratazione della pelle, prima e dopo il parto.

Sofferenza fetale: Un ridotto afflusso di sangue attraverso la placenta e quindi un inadeguato apporto d’ossigeno al bambino, sono le cause di una sofferenza fetale che necessita di un parto immediato, anche con parto cesareo. Si parla di sofferenza fetale quando il feto mostra segni di ipossia (evidenziati durante il monitoraggio nella fase di travaglio) o se compaiono tracce di meconio nel liquido amniotico durante la rottura delle acque.

Somatotropina: Ormone prodotto dall’ipofisi che regola l’accrescimento del corpo. E’ anche detto ormone somatotropo.

Speculum: Strumento usato durante la visita ginecologica che serve per divaricare le pareti vaginali e consentire al medico di osservare lo stato del collo uterino (cervice) e realizzare, se necessario, un esame citologico. In genere, durante la gravidanza si usa solamente nelle prime visite, poiché negli ultimi mesi di gestazione il collo dell’utero diventa fragile.

Spider angioma: Particolare espressione di teleangectasia che presenta delle macchie rosse sulla pelle con piccole escrescenze a rilievo con diverse diramazioni. Facendo pressione su di esse scompaiono per qualche secondo.

Spina bifida: Incompleta chiusura di una o più vertebre che lascia scoperta una porzione di midollo spinale. Può verificarsi in qualsiasi zona della colonna vertebrale, ma solitamente è frequente nel segmento terminale. La quantità di tessuto nervoso che rimane scoperto, verificabile solo alla nascita, determina la gravità di tale patologia. Nei casi più lievi il difetto si corregge chirurgicamente con successo; nei casi più gravi, invece, i bambini colpiti sono fortemente menomati. L’assunzione di acido folico, tre mesi prima del concepimento e nel primo trimestre di gravidanza riduce l’incidenza di tale malattia.

Stetoscopio: E’ lo strumento che consente al medico di rilevare i battiti cardiaci: nel caso del ginecologo, questo userà quello di tipo ostetrico, che verrà posato sulla pancia della mamma. Oggi ne esistono alcuni più "innovativi" (chiamati stetoscopi doppler): sono simili ad una grossa penna, con un display e con una punta su cui è posizionata la sonda che invia gli ultrasuoni attraverso l’addome. La sonda viene appoggiata sulla pancia della gestante su cui è stato spruzzato del gel, proprio come avviene durante l’ecografia. Con questo strumento i movimenti cardiaci del feto diventano sonori e possono essere quindi ascoltati anche dalla mamma.

Stitichezza (o stipsi): Fenomeno molto frequente in gravidanza, dovuto all’azione degli ormoni che vanno a modificare la motilità dell’intestino. Si può risolvere con un’alimentazione ricca di fibre.

Stretching prenatale: Metodo di preparazione al parto che favorisce l’allungamento ed il rilassamento dei muscoli, con il risultato di ottenere muscoli ed articolazioni più elastiche. Questo tipo di ginnastica dolce permette anche di scoprire le posizioni istintive e personali che permettono di affrontare al meglio il dolore durante il travaglio ed il parto rendendo più veloci e naturali le varie fasi che porteranno alla nascita del bambino. Insieme con lo yoga prenatale, viene praticato molto spesso nei corsi di preparazione al parto attivo che si svolgono nelle strutture che lo praticano.

T

Taglio cesareo: *Vedi Parto cesareo.

Talassemia: Patologia ereditaria, comunemente nota con il nome di anemia mediterranea, caratterizzata dalla diminuzione della quantità di emoglobina prodotta. Il feto, nel caso di talassemia grave, rischia seri danni a carico degli organi principali. E’ di interesse clinico in gravidanza perché dall’unione di due individui portatori sani o affetti dalla forma lieve può nascere, con la probabilità di uno su quattro, un individuo con la forma grave che può portare ad una morte prematura.

Tamponamento uterino: Tecnica utilizzata per tamponare un’emorragia dopo il parto, utilizzata con meno frequenza del passato poiché sostituita da farmaci specifici per tale azione. Il tamponamento uterino viene eseguito introducendo nella cavità uterina una lunga garza sterile a riempimento della cavità stessa.

Tappo mucoso: Insieme delle secrezioni che isola dall’ambiente esterno l’utero, chiudendone il collo. Prima del parto questo tappo viene espulso e si verifica una piccola perdita indolore di mucosa vaginale biancastra gelatinosa, spesso con tracce di sangue. Questo può indicare che il collo dell’utero comincia a dilatarsi ma talvolta tali perdite possono manifestarsi addirittura settimane prima dell’inizio del travaglio, senza comunque che il bambino corra alcun pericolo.

Teleangectasie: Sono delle macchie rossastre causate dai capillari che si dilatano sottopelle. Compaiono con maggiore frequenza sul bacino e sulle gambe e, a volte, scompaiono dopo il parto.

Teratogeno: Qualsiasi medicinale o sostanza che, a causa dei suoi componenti, provoca un anomalo sviluppo nell’embrione, se somministrato alla madre nelle prime otto settimane di gravidanza.

Test di screening: Esame che ricerca i possibili segni di malattia nelle persone che non hanno sintomi.

Tocolisi: Arresto o rallentamento delle contrazioni durante il parto prematuro effettuato mediante farmaci detti tocolitici.

Toxo-test: Esame per controllare se si è immunizzate contro la toxoplasmosi, che se contratta in gravidanza può causare anomalie al feto. Il risultato positivo, indica la presenza di anticorpi anti-Toxoplasma, in altre parole che è in corso, o lo è stata precedentemente un’infezione. In caso di infezione in atto è necessario intraprendere una terapia antibiotica e approfondire con ulteriori accertamenti.

Toxoplasmosi: Malattia causata dal protozoo Toxoplasma Condii, che se contratta in gravidanza e non diagnosticata per tempo può provocare malformazioni nel feto. Con un semplice esame del sangue, Toxo-test, è possibile verificare la presenza o meno di tale infezione nella madre. Il contagio può avvenire mangiando verdura cruda contaminata e non lavata con cura, carne poco cotta, o toccando feci di animali infetti (soprattutto gatti) senza poi lavarsi accuratamente le mani.

Training autogeno respiratorio (RAT): Metodo di preparazione al parto che sfrutta la respirazione e la visualizzazione mentale di situazioni che ispirino sensazioni di benessere, per raggiungere un rilassamento della muscolatura soprattutto di quella che sarà impegnata durante il parto. Una giusta respirazione, infatti, permette una corretta ossigenazione dell’organismo sia durante il travaglio sia nella fase espulsiva del parto, facendo sì che i muscoli non oppongano resistenza alla discesa del bambino, riducendo sia le sensazioni di dolore sia di durata del parto. Tale metodica necessita di concentrazione e di un impegno attivo e cosciente della gestante che dovrà regolarmente ripetere anche a casa gli esercizi imparati durante il corso, in modo da ottenere un buon allenamento ed arrivare al momento del parto con una buona padronanza del metodo.

Translucenza nucale: La translucenza nucale è valutabile con un’ecografia eseguita tra la 12esima e la 14esima settimana, e consente di misurare lo spessore della parte posteriore della nuca del bimbo (plica nucale). Si ritiene che nei bambini con plica nucale più spessa del normale, l’incidenza di cardiopatie congenite, Sindrome di Down e altre anomalie cromosomiche sia più elevata. In ogni caso, per ottenere una diagnosi certa è necessario eseguire un’amniocentesi oppure un prelievo dei villi coriali (villocentesi).

Travaglio: Periodo in cui compaiono le contrazioni uterine utili per lo svolgimento del parto. Verso il termine della gravidanza a volte si confondono contrazioni di preparazione (le cosiddette contrazioni di Braxton-Hicks) con le vere contrazioni del travaglio che porteranno alla completa dilatazione del collo dell’utero.

Travaglio indotto: Induzione del travaglio: In alcuni casi è necessario provocare artificialmente le contrazioni uterine per dare inizio al travaglio, e quindi poi alle varie fasi del parto, o per rafforzare un travaglio iniziato spontaneamente. Si procede nei seguenti casi: nelle donne che abbiano superato di almeno sette giorni la data prevista del parto; in caso di consistente riduzione del liquido amniotico; se la placenta non nutre sufficientemente il bambino (insufficienza placentare) e comunque in tutti i casi in cui il piccolo non trae più giovamento dalla vita intrauterina. Inoltre viene eseguito anche nelle donne colpite da pre-eclampsia potenzialmente pericolosa per la mamma ed il bimbo. Il travaglio viene indotto con prostaglandine o ossitocina, o con la rottura artificiale delle membrane amniotiche.

Tri-test o Triplo test: Questo test verifica la concentrazione nel sangue dell’alfafetoprotein a, della gonadotropina corionica umana (HCG) e dell’estriolo libero (un tipo d’estrogeno prodotto dalla placenta). Se il test dà un risultato fuori della norma la gestante viene sottoposta ad altre indagini come l’ecografia, che evidenzierà eventuali anomalie nello sviluppo corporeo del feto, e l’amniocentesi, che analizzerà e riscontrerà eventuali problemi a livello genetico.

Tricomoniasi: Infezione vaginale che si manifesta con secrezioni scure e schiumose, dal colore grigio o giallo verdognolo, pruriti e dolore nella zona della vagina. Si trasmette con i rapporti sessuali, per questo motivo anche l’uomo deve sottoporsi al trattamento. Non si trasmette al feto, ma può essere la causa di altre infezioni più gravi che potrebbero colpirlo.

Trisomia 21: Anomalia cromosomica caratterizzata da un cromosoma 21 sovranumerario. Si accompagna ad un marcato ritardo mentale ed anomalie fisiche (vedi sindrome di down).

Trombofilia ereditaria: Predisposizione genetica alla trombosi.

Trombosi: Formazione di coaguli di sangue che determina un’ostruzione dei vasi sanguigni.

Tube di Falloppio: Condotti attraverso i quali un ovocita si porta dall’ovaio all’utero. Ciascuno dei due canali che mettono in collegamento le ovaie con l’utero.

Tubo neurale: Il primo abbozzo nell’embrione dell’apparato cerebrospinale.

U

Ultrasuoni: Esame in cui le onde ultrasonore vengono utilizzate per esaminare le strutture interne. Durante la gravidanza, possono essere utilizzati per esaminare il feto (vedi Ecografia).

Urinocoltura: Esame delle urine che durante la gravidanza andrebbe generalmente eseguito ogni mese, con lo scopo di individuare eventuali infezioni e, di conseguenza, per agire tempestivamente con terapie adatte.

Utero: Organo muscolare posto nella pelvi femminile che contiene e nutre il feto durante la gravidanza.

V

V.D.R.L. o Reazione di Wasserman: Esame per individuare l’eventuale contagio da sifilide che, non avendo sintomi iniziali evidenti, si può avere senza saperlo. Nei primi tre mesi della gravidanza la placenta rappresenta una barriera sufficiente per impedire che la sifilide passi al feto, ma se non viene curata per tempo, dal secondo trimestre in poi il feto è in pericolo. Secondo il periodo in cui avviene il contagio fetale, le conseguenze possono essere varie (aborto spontaneo, parto prematuro, nascita di un bambino con lesioni…).

Vaginite batterica: Si manifesta con secrezioni dense e opache, di colore grigio e dall’odore insolito; è dovuta ad uno squilibrio dei batteri che abitualmente si trovano in vagina. Si cura con antibiotici, su prescrizione medica e, secondo alcuni studi, sembra ci sia un legame tra questa patologia e gli aborti ripetuti o i parti pretermine.

Varici: Dilatazione delle vene, che colpisce soprattutto le vene superficiali degli arti inferiori (dette vene varicose) o del retto (emorroidi). Sono abbastanza frequenti in gravidanza in quelle donne che hanno una predisposizione famigliare. Le varici compaiono in quanto le valvole che sono all’interno delle vene per far risalire il sangue al cuore contrastandone la ridiscesa per l’azione della legge di gravità, sono indebolite. Il sangue, quindi, ristagna, provocando gonfiori e sensazioni di pesantezza. In gravidanza tale indebolimento è favorito sia dal peso dell’utero gravido che dalle variazioni ormonali. Le varici, se non tenute sotto controllo, possono portare ad una tromboflebite dopo il parto. Ecco perché alle gestanti si raccomanda di distendersi spesso, tenendo le gambe leggermente sollevate rispetto al tronco. In questo modo si facilita la circolazione e si evita di mettere sotto sforzo le valvole delle vene.

Ventosa ostetrica: Strumento a forma di coppetta di circa 7 cm di diametro, collegata ad una pompa aspirante, usato per facilitare o accelerare la nascita del feto in particolari condizioni. Tale ventosa viene fatta aderire alla testa del feto e una delicata trazione su di essa facilita l’estrazione del bambino.

Vernice caseosa: Sostanza untuosa e biancastra, costituita da materiale proteico e lipidico, che ricopre, proteggendola, la pelle del feto al momento della nascita.

Villi coriali: Struttura costituita da piccoli vasi sanguigni sporgenti, all’interno della placenta, che durante la gravidanza diventano sempre più numerosi e permeabili favorendo l’apporto di sostanze nutritive al feto e al tempo stesso l’eliminazione delle scorie.

Villocentesi: La procedura di tale analisi, atta ad esaminare i villi coriali, è analoga a quella dell’amniocentesi, ma in questo caso viene prelevato un campione di tessuto placentare anziché di liquido amniotico. Come gli altri esami invasivi (amniocentesi e cordocentesi), anche la villocentesi non viene eseguita su tutte le gestanti, ma viene consigliata alle donne sopra i 35 anni d’età, con una storia clinica familiare con patologie genetiche e nel caso in cui l’ecografia abbia evidenziato segni indicativi d’anomalie nel feto.

X

Xantopsia: Disturbo della visione, causato dall’ittero, per cui tutti gli oggetti sono gialli.

Y

Yoga prenatale: Metodo di preparazione al parto che si basa sull’antica disciplina meditativa indiana, unendo respirazione a posizioni yoga (asana) che aiutino a ritrovare la forza e l’armonia interiore, utilissime nelle pause tra una contrazione e l’altra, e per preparare la muscolatura impegnata durante il parto. Insieme con lo stretching, viene praticato molto spesso nei corsi di preparazione al parto attivo che si svolgono nelle strutture che lo praticano.

Fonte:Gravidanza.it

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