[Arnas Vanaquièl] La mia vita, la mia spada.

Prologo: Incubi

"un uomo che mangia il fuoco
e per scaldarti si fa bruciare
diventa cenere a poco a poco
ma non la smette di amare"

Notte, la pioggia cadeva incessante mentre tutto intorno a lui bruciava, le urla il clangore delle spade, il sangue..troppo sangue. Arnas giaceva con la faccia nel fango, il fiato gli mancava e il petto gli duoleva tanto da non poter emettere nessun suono, sentiva il suo sangue scorrere, mischiandosi con il fango. Si sentì afferrare per i capelli, un uomo con una spada insaguinata, il volto marmoreo e gelido, occhi azzurri come il ghiaccio lo scrutò in viso, forse credendolo morto..poi un violento boato.

Arnas spalancò di colpo gli occhi schiudendo le labbra in urlo muto, il corpo madido di sudore, le mani serrate sulle lenzuola, la testa duoleva..terribilmente. Dove diamine era? si guardò intorno ancora confuso, la stanza di un vecchia locanda, era stato solo un incubo..una ferita aperta che sanguinava da anni..senza mai chiudersi.
Si rialzò lentamente dal letto ancora confuso e frastornato e quasi scivolò su una bottiglia di vino riversa sul pavimento, si era di nuovo ubriacato..un rimedio rapido per dimenticare il passato, rapido ma breve.
Sentì la rabbia afferrargli il cuore, l’odio e la disperazione fargli contrarre i muscoli in uno spasmo d’ira..spalancò di colpo la finestrà per far entrare un pò d’aria fresca..e guardò il cielo di Beregost con le guance rigate dalle lacrime.

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